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ricostruzione seno

Tumore: disatteso il diritto delle donne alla ricostruzione del seno

di Agnese Ferrara

Sappiamo che nei nostri ospedali la cura del tumore mammario ha percorsi dedicati che includono, nei casi di mastectomia, la ricostruzione del seno. Tutto avviene in modo gratuito per le pazienti e questo è il bello della nostra sanità pubblica ma quanto questo assioma si realizza nel modo migliore per tutte le donne che attraversano la battaglia contro il carcinoma mammario?
Purtroppo molte tecniche operatorie migliori per ridare un seno gradevole alle pazienti mastectomizzate non sono rimborsate agli ospedali dalle Regioni.
Da una nuova analisi, condotta dalle chirurghe senologhe e ricostruttrici delle principali Breast Unit italiane afferenti al gruppo Donna x Donna, risulta infatti che le singole Regioni riconoscono le spese affrontate dagli ospedali secondo precisi tariffari (detti DRG, Diagnosis Related Groups o Raggruppamenti omogenei di diagnosi) che non includono una serie di interventi moderni che gli specialisti possono invece eseguire per ridare alle donne il loro seno e la loro serenità nel modo migliore possibile. Le equipe di chirurghi svolgono ugualmente il loro lavoro ma, per singola paziente, il nosocomio ha un ammanco anche di 1.700 euro.
L’analisi è presentata questa mattina a Palazzo Giustiniani -Senato della Repubblica- di Roma dal  comitato promotore del gruppo che riunisce oltre 70 specialiste. Ve la riportiamo nei punti salienti.

Il carcinoma mammario è la neoplasia più diagnosticata nelle donne. Ogni anno vengono effettuate circa 13.000 mastectomie, con asportazione della o delle mammelle, ma il diritto delle donne di affidarsi agli ospedali per scegliere la migliore ricostruzione possibile per riavere il proprio seno e ridurre il trauma dell’intervento demolitivo è costellato di problemi.

Per una questione di risorse, carenti e mal distribuite, agli ospedali vengono riconosciute dalle Regioni risorse non adeguate e sufficienti al tipo di operazioni moderne che le equipe di chirurghi possono effettuare oggi.

“Si risparmia sul corpo delle donne, è ora di colmare le lacune e destinare più risorse alla cura del tumore al seno rivedendo il sistema tariffario, i cosiddetti DRG, garantendo la copertura dei costi reali sostenuti dai centri di senologia” dichiarano le oltre 70 chirurghe senologhe e plastiche delle principali Breast Unit della penisola e afferenti al progetto ‘Donna X Donna’.

Seppure la tecnica d’elezione di ricostruzione del seno, inclusa nei parametri nazionali per il riordino degli attuali 196 centri multidisciplinari di senologia (le breast unit) diffusi sul territorio nazionale e raccomandata dai medici oncologi dell’associazione Aiom, sia quella effettuata ‘in tempo unico con la mastectomia’, quindi immediatamente, questa operazione ad esempio non è inclusa nel DRG insieme alla mastectomia.

“La ricostruzione mammaria immediata con la mastectomia non è contemplata nei DRG, il sistema tariffario regionale per le prestazioni ospedaliere e i dipartimenti che scelgono di eseguirla ugualmente per il bene delle pazienti hanno un ammanco (per difetto) di oltre 1.700 euro per singola operazione, – ha spiegato Marzia Salgarello, coordinatore del gruppo Donna X Donna, Professore Associato di chirurgia plastica all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma, Presidente dell’associazione Beautiful After Breast Cancer Italia Onlus.

Specialiste in sala operatoria: quando il chirurgo è donna

Numerose le disparità tra i sistemi di rimborsi stabiliti dalle diverse Regioni: si va dai 2.838 euro riconosciuti nei codici DRG per la mastectomia agli ospedali in Valle D’Aosta, Liguria e Sardegna, ai 4.168 euro rimborsati alle Breast Unit in Veneto. Solo in due regioni su venti, Emilia Romagna e Lombardia, è rimborsato l’uso degli espansori e, in parte, gli interventi bilaterali seppure le cifre siano comunque insufficienti. 
Altro caso eccezionale: il Friuli. Qui le tariffe dei DRG destinati alla ricostruzione mammaria sono più alte della media ma, ancora una volta, non sufficienti.

Nel Lazio, ad esempio, il rimborso delle spese per le ricostruzioni differite include i costi delle protesi mammarie ma, paradossalmente, destina cifre più basse se si scelgono più complesse e raffinate tecniche di microchirurgia che non prevedono l’uso di questi dispositivi. Si tratta però di operazioni che necessitano di maggiori ore di camera operatoria.

Nella maggioranza delle Regioni,  non ci sono budget dedicati alla ‘chirurgia profilattica con ricostruzione immediata del seno’ necessaria per le donne con mutazioni genetiche (di tipo BRCA) che predispongono al rischio elevato di tumore mammario e di cui si è tornati a discutere recentemente per l’appello fatto sui social dalla top model Bianca Balti, pronta ad asportare seno ed ovaie perché portatrice del gene BRCA1.

Il sistema dei DRG per le ricostruzioni del seno esclude, ancora una volta, il rimodellamento della mammella contro laterale, necessario per ridare armonia all’intero seno. Il rimborso per gli ospedali è possibile solo se viene pianificato come operazione a parte, quindi in un ulteriore terzo intervento. Così si puo raggiungere il record di ben tre diversi ingressi nelle sale operatorie degli ospedali per singola paziente.

Gli ospedali, pubblici e convenzionati, scelgono la migliore operazione per singola paziente impiegando le tecniche migliori ma i conti poi non tornano.

“Un solo intervento, quando possibile, porterebbe un evidente risparmio di risorse, disponibilità di sedute operatorie, letti di degenza e risulterebbe un punto di forza per il benessere psico fisico delle pazienti, – ha precisato Adele Sgarella, Direttore Struttura Complessa Chirurgia Generale Senologica IRCCS Policlinico San Matteo,Pavia, membro del comitato promotore di Donna X Donna.

Le specialiste, riunite a Palazzo Giustiniani a Roma, hanno fatto un appello alle forze politiche e ai Parlamentari affinché si impegnino a realizzare un aggiornamento dei DRG di riferimento nazionale e delle relative tariffe regionali correggendone l’inadeguatezza per garantire a tutte le donne con tumore mammario il diritto ad essere curate nel modo migliore.

“Che non si risparmi più sul corpo delle donne. Va rivisto il sistema tariffario garantendo la copertura dei costi reali sostenuti dai centri”  questa la loro richiesta. Le specialiste del gruppo si impegnano a sollecitare nuovamente e in nuove occasioni il nuovo futuro Governo e le forze politiche sul territorio affinché questo fondamentale diritto femminile non venga ancora una volta disatteso.

Speriamo vengano ascoltate. Mani sul Cuore seguirà gli sviluppi di questo annoso problema dei DRG, obsoleti in molti campi della medicina.

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