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Senza seno - Mani Sul Cuore
Foto da archivio

Restare senza seno dopo il tumore? Trend ‘Going flat’, timori e ragioni femminili

di Maria Teresa Bradascio

Riavere il proprio seno dopo la mastectomia o restare ‘piatte’? Paure irrazionali, poca conoscenza o sacrosante ragioni personali possono condurre alla rinuncia. Ecco le scelte del movimento ‘Going Flat’  e l’influenza dei chirurghi negli Stati Uniti.

 

Si chiama Going Flat ed è un movimento nato negli Stati Uniti. Letteralmente significa “diventare piatte” e allude alla decisione di non ricostruire il seno dopo l’asportazione di un tumore. Ovviamente quando l’intervento chirurgico non è di tipo conservativo, ma demolitivo. Situazione in cui, nei casi più gravi, si asportano entrambe le mammelle. 

 

La donna a questo punto deve decidere: far ricostruire oppure no le mammelle? Avere di nuovo il proprio seno oppure accettare il cambiamento e rinunciare a quella parte di sé che fino a quel momento rientrava nella propria percezione corporea? 

Una scelta difficile che mette in campo una serie di pensieri che vanno al di là della stessa malattia. Come, per esempio, l’idea di femminilità ma anche il timore che una operazione in più, come quella di ricostruzione, possa incidere negativamente sulla propria salute. 

“Non è il seno che ci rende donne”, recita perciò lo slogan del movimento americano che invoca il diritto a rimanere piatte dopo la mastectomia. 

 

Spesso, sostengono le adepte del Going Flat, le donne non vengono messe nella condizione di dare un consenso realmente informato. E alcune associazioni, come la Breastfree.org o Flatand Fabulous, puntano il dito contro i chirurghi – il più delle volte maschi (*) – che molto spesso non discutono con le pazienti tutte le possibilità, inclusa quella di non ricostruire il seno, arrivando a decidere al loro posto. 

– Scopri l’intervista a Roy De Vita sul trend going flat.

Decidono i chirurghi al posto delle pazienti? Cosa pensano davvero le donne dell’operazione di ricostruzione del seno e quanto ne sanno?

 

Secondo uno studio pubblicato nel 2014 sul Journal of Clinical Oncology, su oltre 20 mila donne americane sottoposte a mastectomia tra il 1998 e il 2007, circa la metà di chi ha subito una mastectomia singola e il 25% di coloro che erano state sottoposte alla mastectomia bilaterale (in cui si rimuovono entrambe le mammelle), ha scelto di rimanere piatta.

Un’altra ricerca, pubblicata pochi mesi fa su Annals of Surgical Oncology, ha voluto proprio indagare se coloro che decidono di diventare flat siano soddisfatte della loro scelta. Il sondaggio è stato condotto su 931 donne e il 74% ha affermato di esserlo. Nel 22% dei casi, però, l’opzione di rimanere piatta non era stata neanche proposta e discussa dal chirurgo.

 

Ma quali sono gli elementi che hanno portato le donne a fare questa scelta? 

L’indagine elenca alcuni fattori come la paura delle complicanze della ricostruzione mammaria, il rifiuto di avere ‘un corpo estraneo’, l’ansia della possibile ‘rottura silenziosa’ della protesi e dell’eventuale sviluppo di infezioni. Oltre alla volontà di ‘ridurre al minimo il numero di interventi chirurgici’, come per esempio la necessità di dover tornare sotto i ferri dopo un certo periodo di tempo per sostituire le protesi. 

Non manca chi ha rinunciato a riavere il proprio seno per fattori meno angoscianti e più squisitamente personali e che il movimento americano rivendica come ‘per sentirmi più comoda’ (così hanno risposto diverse atlete). In altri casi le donne non hanno voluto rilevare le ragioni della rinuncia rivendicando il diritto a farlo senza doversi vergognare di avere un seno piatto.

 

Fonti:

 

(*) Il commento è delle associazioni sul tema Going Flat e si riferisce alla situazione statunitense dove gli specialisti in chirurgia plastica uomini sono l’84%, le donne il 16%: https://www.aamc.org/data-reports/workforce/interactive-data/active-physicians-sex-and-specialty-2017 

 

Gli studi citati nel presente articolo sono consultabili direttamente attraverso i link riportati nel testo.

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