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Microchirurgia per il seno e per il corpo: a che punto è l'Italia
Microchirurgia per il seno e per il corpo: a che punto è l'Italia

Cos’è la microchirurgia del seno

di Silvia Mari

Tra le tecniche operatorie più raffinate e all’avanguardia, si parla spesso di microchirurgia e l’Italia possiede un know-now d’eccellenza con ricercatori e specialisti riconosciuti a livello mondiale. Che sia applicata alla ricostruzione del seno dopo  l’asportazione di un tumore, per ricostruire lingua o mandibola e perfino dita, ecco a che punto siamo con una tecnologia che ancora fa fatica a diffondersi nel nostro Paese ma che per il futuro promette grandissime opportunità. Degli avanzamenti, dei pro e dei contro della tecnica e del suo sviluppo ce ne parla Cristina Garusi, microchirurga del dipartimento chirurgia plastica ricostruttiva dell’ospedale Niguarda Milano e attuale presidente della Società italiana di microchirurgia.

“Siamo artigiani ed artisti. Oltre ad avere una manualità fine, diamo attenzione al piccolo dettaglio”, proprio come fa il pittore o lo scultore nel mettere a punto l’opera d’arte. Sono le parole che ha utilizzato Cristina Garusi, microchirurga del dipartimento chirurgia plastica ricostruttiva ospedale Niguarda Milano e attuale presidente della Società italiana di microchirurgia, per descrivere una branca della chirurgia che almeno in Italia è ancora un po’ una “cenerentola”, nonostante le eccellenze e i risultati d’avanguardia che può offrire ai pazienti siano tantissimi.

“L’Italia eccelle anche a livello internazionale, ha enorme credibilità scientifica, ha messo in campo tante innovazioni come il robot Symani”, progetto coordinato dal prof Marco Innocenti, presidente eletto della WSRM (World Society Reconstructive Microsurgery). Eppure, nonostante le tante possibilità che questa chirurgia può offrire ai pazienti, ricostruendo parti del corpo con autotrapianti dei propri tessuti, “non siamo riusciti a dare un riconoscimento con DRG nazionale (diagnosis-related group) che per la microchirurgia non esiste ancora – precisa la presidente della SIM – dunque non sappiamo quanti interventi di microchirurgia vengano fatti perché il chirurgo è costretto a mettere altri codici o l’intervento non sarebbe rimborsabile. Di per sé non è un intervento costoso, è tutto lavoro dell’operatore che, invece di usare una sala per sei ore per impiantare tante protesi in più pazienti e avere quindi più costi”, ricostruisce il corpo con il corpo. “Un intervento microchirurgico dura per tutta la vita. Sarebbe un orgoglio poter dare i numeri, ma nessuno li sa”, commenta.

“

Un intervento microchirurgico dura per tutta la vita. Sarebbe un orgoglio poter dare i numeri, ma nessuno li sa

”

Cristina Garusi
microchirurga del dipartimento chirurgia plastica ricostruttiva dell’ospedale Niguarda Milano e attuale presidente della Società italiana di microchirurgia.

Microchirurgia: per cosa si può utilizzare

“Con la microchirurgia – spiega la presidente della SIM – si ricostruiscono la lingua, la mandibola, si reimpiantano le dita, si anastomizzano i nervi. Ha delle indicazioni in tutti i distretti corporei“.

Il salto culturale, da fare sia per i medici che per i pazienti, è legato al “concetto di embodyment: la microchirurgia permette al paziente di rinnovare la persona in modo rispettoso del proprio corpo. Alcune pazienti hanno riscoperto sé stesse. Ricordo una paziente – racconta la specialista – che dopo una ricostruzione autologa del seno aveva ritrovato la sua voce, ma anche risultati funzionali” per chi fa sport, ad esempio. Invece della protesi, “l’alternativa (per il seno) è quella di trapiantare qualsiasi tessuto, cute e sottocute, rivascolarizzando con anastomosi venosa e arteriosa. È un vero e proprio trapianto in cui donatore e ricevente sono la stessa persona. È il regalo più bello che la vita possa dare ad una paziente che ha subito una mastectomia seguita da tutte le terapie adiuvanti” e che magari dopo una radio con una protesi avrebbe molti problemi.

Microchirurgia del seno

Microchirurgia del seno: quando è indicata

La ricostruzione autologa della mammella, senza ricorrere alla protesi, vuol dire dare alla paziente “una ricostruzione calda, morbida, simile alla mammella naturale senza aver vissuto la mancanza. Ora si può anche pensare alla reinnervazione del complesso areola capezzolo, – spiega Garusi – e si possono, preventivamente, isolare i vasi linfatici drenanti il braccio ed anastomizzarli già durante la dissezione ascellare ad una vena per prevenire il linfedema. Si possono trapiantare i linfonodi nel caso di un linfedema già conclamato ed offrire una ricostruzione autologa con il tessuto addominale come pure trapiantare nuovo tessuto linfatico in sede ascellare. Non c’è nessuna controindicazione né oncologica né ricostruttiva”. Il risultato è naturale e per sempre. Questo tipo di chirurgia induce a prestare “più attenzione a preservare il sito donatore per ricostruire nel modo migliore, donando parte del proprio corpo”.

Microchirurgia: a che punto siamo

Manca ancora una cultura di questa disciplina sia in ambito sanitario che tra i pazienti che sono poco informati. Per i medici “c’è un sistema di formazione con corsi base in tutta Italia. Un corso avanzato al Centro di biotecnologie del Cardarelli di Napoli, un corso ancor più avanzato su dissezione di maiali e su cadavere. I medici che si formano in questa disciplina lo fanno per passione – precisa Garusi – perché non attrae economicamente. Ci sono sempre innovazioni: ora è allo studio la microchirurgia nell’impatto nelle demenze con i primi lavori in Asia”.

“Si deve cambiare la visione” per capire la microchirurgia, sottolinea la presidente del SIM, che nel suo mandato alla guida della società scientifica ha spinto sulla comunicazione, sui social media e anche sui progetti umanitari. “Vado in Kenya da più di 10 anni per offrire borse di studio ai chirurghi del Paese, finanziate dall’azienda Lavazza. Hanno solo 2 microchirurghi formati, ma ne formeremo altri”: un risultato importante che fa la differenza nella vita delle donne laddove dispositivi protesici a disposizione non ci sono se non per pochissime.

“I microchirurghi in Italia sono un piccolo gruppo rispetto ai plastici. Siamo artigiani e artisti come ho detto e non a caso il titolo scelto per il congresso della che si terrà a Milano dal 23 al 25 ottobre, è ‘sfumature artistiche in microchirurgia’. La SIM ha appena 250 iscritti, tra chirurghi plastici, chirurghi della mano, otorini, ortopedici, maxillo-facciali e del seno, ricorda Garusi. A succederle “sarà ancora una donna, Alessia Pagnotta, direttrice della chirurgia della mano all’Israelitico di Roma. Continuiamo con le donne e faremo ancora cose nuove e diverse dai nostri predecessori”, promette la specialista.

Riproduzione riservata; citazione parti solo con fonte “manisulcuore.it“

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