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Lipofilling seno

Lipofilling al seno: l’intervista a Gino Rigotti, padre della tecnica

di Agnese Ferrara

Lipofilling, fat grafting, innesto di grasso, i termini più usati. Si parla tanto dell’autoinnesto del proprio grasso prelevato dalle regioni anatomiche dove normalmente è presente e iniettato in altre regioni di cui si desidera incrementare o ricostituire il volume, come, ad esempio, pensando al seno in caso di ipoplasia, malformazioni o assenza dopo mastectomia eseguita per rimuovere neoplasie. Ci si può rifare il seno con il lipofilling? Se ne parla da anni, in internet c’è tutto e il suo contrario, non mancano i dubbi.  Di che tipo di chirurgia si tratta? Come si effettua? Funziona? Quali sono i rischi e le controindicazioni oggi? Insomma il gioco vale la candela? Il chirurgo plastico italiano Gino Rigotti, è ritenuto da molti il ‘padre dell’innesto di grasso’ con alle spalle molti anni di ricerche e pubblicazioni scientifiche sul tema. Ha sperimentato, constatato, valutato e ‘tarato’ la metodica, analizzato i pro e i contro. Oggi impiega la tecnica come opzione principale, avendo accumulato l’esperienza di un numero elevato di casi.
L’abbiamo intervistato.

Come è nato l’innesto di grasso o lipofilling?

“La prima procedura di “innesto di grasso” risale alla fine del XIX secolo, ovvero al 1893- spiega Gino Rigotti, – quando un chirurgo plastico tedesco, Gustav Neuber, trasferì il grasso dal braccio alla regione orbitaria perioculare, per correggere delle cicatrici lasciate da una infezione. La metodica ha avuto alterne fortune, compresi fallimenti totali finché, una ventina di anni fa’, il chirurgo plastico Sydney Coleman di New York ha compreso che la costanza del risultato dipendeva dalla corretta e regolare distribuzione del grasso nella sede ricevente evitando accumuli . Se iniettato in piccole porzioni regolarmente distribuite evitando accumuli settoriali, il grasso attecchisce regolarmente. Capito questo abbiamo assistito alla rinascita e alla affermazione definitiva della metodica”.

Nel 2005 lo stesso dottor Rigotti scopre che il grasso ha anche un’altra importantissima e inaspettata prerogativa: può rigenerare i tessuti. Questa capacità è stata scoperta e verificata per la prima volta da Rigotti in un caso di danno cutaneo, esito di radioterapia, utilizzata per la cura di un linfoma di Hodgkin. Spiega lo specialista: “la paziente presentava nell’area irradiata assottigliamento della pelle, fibrosi dei tessuti sottostanti, dolore episodico urente. Eseguito l’innesto la sintomatologia migliorò significativamente”.

Con la collaborazione del Prof. Sbarbati, Direttore dell’Istituto di Anatomia dell’Università di Verona, Rigotti scoprì che il tessuto adiposo era in grado di ridurre gli effetti collaterali della radioterapia che spesso riduce il numero dei capillari determinando così povertà circolatoria e fibrosi dei tessuti. Infatti l’innesto di grasso ha capacità ‘neoangiogenetiche’, è capace cioè di “ricostruire” nuovi capillari. “Questo è il fulcro della scoperta che può essere utilizzata in altre patologie come ulcere, malformazioni congenite, conseguenze di traumi…. ma anche per ringiovanire la pelle in quanto capace di sostituirne le fibre elastiche invecchiate con altre nuove”, precisa lo specialista.

A cosa serve l’innesto di grasso o 'lipofilling' per il seno?

La tecnica è impiegata, con risultati secondo Rigotti non ottenibili con altre metodiche, nella ricostruzione mammaria dopo mastectomia, nelle asimmetrie, nella mastoplastica additiva ( aumento del volume del seno). È molto utile inoltre per ridurre il fenomeno della “contrattura capsulare” che ispessisce e contrae la membrana che l’organismo costruisce attorno alle protesi mammarie e che provoca alterazione della forma, indurimento e anche dolore.

Lipofilling: quanto dura un innesto di grasso?

“Se la metodica viene eseguita correttamente e il grasso ben distribuito,  l’innesto dura tutta la vita. Non si riassorbe e segue l’andamento naturale del peso corporeo: aumenta quando si acquistano chili e cala in caso contrario”, risponde l’esperto.

Se la metodica viene eseguita correttamente e il grasso ben distribuito, l’innesto dura tutta la vita. Non si riassorbe e segue l’andamento naturale del peso corporeo.

Gino Rigotti
Chirurgo Plastico

lipofilling seno gino rigotti

Quali sono i limiti della tecnica?

Considerando che in ogni caso l’innesto di grasso fornisce risultati di gran lunga superiore a quelli ottenibili con altre metodiche, il tallone d’Achille è il numero degli innesti necessari per raggiungere il risultato. “Spesso non basta un solo intervento, – sottolinea Rigotti. – Mediamente per una mammella di media dimensione ci vogliono 5 innesti a distanza di tre mesi l’uno dall’altro. Nel caso di danno da radioterapia invece gli innesti arrivano a numeri ben superiori. Questo numero elevato di interventi è necessario per evitare di innestare quantità troppo grandi di grasso nel singolo intervento cosa che porterebbe al fallimento della ricostruzione”.

Quali problemi sono connessi con l'intervento di innesto di grasso?

“L’intervento di per sé è semplice, ben collaudato, l’innesto è veloce e si esegue con anestesie non invasive, – risponde lo specialista. – Non richiede ospedalizzazione anche se una notte di ricovero per precauzione è consigliata. La parte più complessa e dolorosa non è l’innesto ma il prelievo del grasso eseguibile con la tecnica della liposuzione, che può provocare ecchimosi, dolore anche se non di grande intensità, necessità dell’uso di guaine da indossare per tre settimane.” 

Lipofilling seno quanto costa

Quanto costa il lipofilling al seno?

“Per la ricostruzione delle mammelle dopo la mastectomia le spese sono a carico del sistema sanitario nazionale se si effettua negli ospedali o nelle cliniche convenzionate. Se invece si sceglie l’innesto di grasso per scopi estetici, come per il ringiovanimento cutaneo o per l’aumento del seno, la spesa è a carico del paziente” risponde Rigotti.

Sul fronte dell’uso della tecnica a scopi estetici i prezzi hanno molte variabili e non è possibile parlare di un tariffario di riferimento. La variabilità dipende anche dalla quantità di grasso da impiegare.Va anche considerato che, nei costi, vanno incluse le spese per l’operazione di liposuzione , vera e propria operazione chirurgica necessaria per prelevare il grasso. Da una analisi dell’offerta online i prezzi vanno da 2.000 euro (per ritocchi di countouring, per esempio migliorare il contorno di una mammella con protesi) ad almeno 6.000 euro per l’aumento completo del seno ma non li riteniamo affidabili. Meglio chiedere un preventivo preciso e completo direttamente ad uno specialista qualificato.

Qual è il futuro dell’innesto di grasso autologo?

“Per eliminare il disagio della ripetizione degli innesti che ovviamente prevedono ogni volta la liposuzione che fornisce il grasso da ‘autodonare’ stiamo introducendo la crioconservazione” afferma Rigotti.
Cosa vuol dire? Sottolinea l’esperto: “Abbiamo prima menzionato che il prelievo del grasso per l’autodonazione è la parte invasiva della procedura. Potendolo preservare per un lungo periodo è possibile prelevare la quantità necessaria in un’unica soluzione. In tal modo i successivi interventi di innesto possono essere fatti in anestesia loco-regionale cosa che praticamente esclude la convalescenza successiva”.
Lo specialista ha svolto uno studio preliminare che ha dato ottimi risultati, in collaborazione con Lipobank di Cesena: “Abbiamo già fatto alcune verifiche biologiche e a fine maggio avremo gli ultimi risultati. Poi potremo applicarla su larga scala” conclude Rigotti.

Riproduzione riservata; citazione parti solo con fonte “manisulcuore.it

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