“Sta crescendo la visione di un corpo che non sia completamente inquadrato in un genere”. Non è una provocazione, ma una fotografia di quello che accade sempre di più nella nostra società, come ha raccontato Giulia Lo Russo, chirurga plastica ricostruttiva ed estetica, già ricercatrice universitaria, che opera moltissime persone trans. “La chirurgia plastica dà una forma al corpo e lo cambia- spiega la chirurga- per un esito di trauma o di chirurgia demolitiva per tumore, per migliorare o ringiovanire e anche per adeguare un corpo alla propria identità percepita”.
Disforia di genere e mastoplastica riduttiva
Lo Russo inizia a dedicarsi alla chirurgia mammaria nei transgender circa 10 anni fa, quando ancora lavorava come dirigente medico universitario a Careggi a Firenze in quanto specializzata nella chirurgia della mammella. È stata lei ad operare la scrittrice e attivista Cathy La Torre quando scelse di ridurre il seno. “Cathy è una persona non binaria e non voleva un seno ingombrante. E’ stato un discorso legato alla libertà di disporre del proprio corpo e per questo ha voluto rendere pubblico il suo atto”. La Torre scelse un rimodellamento del corpo, non un intervento di affermazione di genere. “Ho fatto un intervento di riduzione del seno perché io sono una persona non binaria, cioè non mi identifico esattamente né nel femminile né nel maschile e quindi avere un seno molto prosperoso mi causava una grande disforia di genere”, dichiarò intervenendo lo scorso anno in un festival organizzato dal quotidiano La Repubblica a Bologna. “Quelle forme femminili non corrispondevano alla mia identità” precisava.

Quali sono gli interventi di chirurgia plastica nel percorso di affermazione di genere?
“Eseguo la mastectomia con creazione del torace maschile, la mastoplastica additiva con protesi nelle ragazze trans, la femminilizzazione del volto, cioè rinoplastica e modellamento della struttura ossea nelle ragazze trans, – spiega la dottoressa Lo Russo. – Nei ragazzi trans a volte faccio il body contouring con il modellamento dell’addome, dei glutei, dei fianchi cercando un fianco più stretto. Elimino le adiposità tipicamente femminili perché il testosterone aiuta, ma fino a un certo punto, Dunque lavoro globalmente alla mascolinizzazione del corpo. In convenzione c’è solo la mastectomia e la facevo anche in ospedale”.
La chirurgia riesce a ‘trasformare’ il corpo, “transitare”, ci dice la chirurga, non è più una parola adeguata perché si va a pensare subito alla questione dei genitali che è come un’ossessione, riferisce, per giornalisti e opinione pubblica. “La questione dei genitali è invece intima e privata, ma l’istanza posta da queste persone- spiega Lo Russo- è affermare: ‘mi sento di appartenere ad un altro genere, so che è complicato realizzarlo, ma voglio essere compreso e aiutato’. Al fine di avere una serena relazione con gli altri, ciò che è necessario fare ben presto è modificare l’aspetto del torace e il nome. Quello che succede nelle parti intime è personale e del resto nessuno va da una coppia cis a chiedere come hanno i genitali”, sottolinea. La chirurgia dei genitali è complessa, dolorosa, “e quella sui genitali è una domanda che li tocca nel profondo. Ho operato nella mia carriera ad oggi circa 500 persone con incongruenza di genere e una piccola percentuale ha fatto la chirurgia dei genitali che è abbastanza complessa e dà grandi sofferenze”.

Negli ultimi anni è aumentata la richiesta di interventi di affermazione di genere, pensa che ci sia il rischio di pentimenti?
“Vedo aumentare i casi e l’ età abbassarsi. Arrivano sempre di più ragazze e ragazzi con i loro genitori. Hanno 17, 18 anni e hanno iniziato un percorso non senza sofferenza, poi quando tutto viene affrontato e compreso la loro vita cambia e trovano la gioia”, racconta la chirurga che rassicura sul fatto che in Italia “il percorso è serio, lungo, ben costruito. Il primo momento è con lo psicologo che inquadra la persona; poi l’endocrinologo che inizia la terapia ormonale -ora si può bloccare lo sviluppo molto precocemente – e la terapia ormonale iniziata al tempo giusto. Si deve avere l’autorizzazione del giudice per procedere agli interventi demolitivi (mastectomia, isteroannessiectomia, vaginoplastica, falloplastica) anche se maggiorenni. Non capiterà mai di ricostruire una mammella in un corpo mastectomizzato e non succederà di togliere le protesi… Qualcuno forse negli Stati Uniti, ma lì ci si opera in modo sbrigativo”.
Cosa l'ha portata a specializzarsi negli interventi legati alla disforia di genere?
Sono la sfida culturale e medica ad avere appassionato la chirurga Lo Russo fin dal quinto anno di medicina ad interessarsi alla questione. “Il primo congresso al quale sono andata in cui si parlava di incongruenza di genere era nel ‘96 a Roma ed ero sul punto di decidere se fare o no il chirurgo plastico, – racconta a Manisulcuore. – È un argomento che mi ha attratto da un punto di vista sociale e intellettuale. Capire cosa muove una persona che vive questa profonda ricerca di sé: collegare corpo e mente mi affascina moltissimo”.
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Capire cosa muove una persona che vive questa profonda ricerca di sè: collegare corpo e mente mi affascina moltissimo
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Giulia Lo Russo
Chirurga plastica ricostruttiva ed estetica





