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Disforia di genere e chirurgia plastica

Disforia di genere e chirurgia plastica

di Silvia Mari

“Sta crescendo la visione di un corpo che non sia completamente inquadrato in un genere”. Non è una provocazione, ma una fotografia di quello che accade sempre di più nella nostra società, come ha raccontato Giulia Lo Russo, chirurga plastica ricostruttiva ed estetica, già ricercatrice universitaria, che opera moltissime persone trans. “La chirurgia plastica dà una forma al corpo e lo cambia- spiega la chirurga- per un esito di trauma o di chirurgia demolitiva per tumore, per migliorare o ringiovanire e anche per adeguare un corpo alla propria identità percepita”.

Disforia di genere e mastoplastica riduttiva

Lo Russo inizia a dedicarsi alla chirurgia mammaria nei transgender circa 10 anni fa, quando ancora lavorava come dirigente medico universitario a Careggi a Firenze in quanto specializzata nella chirurgia della mammella. È stata lei ad operare la scrittrice e attivista Cathy La Torre quando scelse di ridurre il seno. “Cathy è una persona non binaria e non voleva un seno ingombrante. E’ stato un discorso legato alla libertà di disporre del proprio corpo e per questo ha voluto rendere pubblico il suo atto”. La Torre scelse un rimodellamento del corpo, non un intervento di affermazione di genere. “Ho fatto un intervento di riduzione del seno perché io sono una persona non binaria, cioè non mi identifico esattamente né nel femminile né nel maschile e quindi avere un seno molto prosperoso mi causava una grande disforia di genere”, dichiarò intervenendo lo scorso anno in un festival organizzato dal quotidiano La Repubblica a Bologna. “Quelle forme femminili non corrispondevano alla mia identità” precisava.

disforia di genere

Quali sono gli interventi di chirurgia plastica nel percorso di affermazione di genere?

“Eseguo la mastectomia con creazione del torace maschile, la mastoplastica additiva con protesi nelle ragazze trans, la femminilizzazione del volto, cioè rinoplastica e modellamento della struttura ossea nelle ragazze trans, – spiega la dottoressa Lo Russo.  – Nei ragazzi trans a volte faccio il body contouring con il modellamento dell’addome, dei glutei, dei fianchi cercando un fianco più stretto. Elimino le adiposità tipicamente femminili perché il testosterone aiuta, ma fino a un certo punto, Dunque lavoro globalmente alla mascolinizzazione del corpo. In convenzione c’è solo la mastectomia e la facevo anche in ospedale”.

La chirurgia riesce a ‘trasformare’ il corpo, “transitare”, ci dice la chirurga, non è più una parola adeguata perché si va a pensare subito alla questione dei genitali che è come un’ossessione, riferisce, per giornalisti e opinione pubblica. “La questione dei genitali è invece intima e privata, ma l’istanza posta da queste persone- spiega Lo Russo- è affermare: ‘mi sento di appartenere ad un altro genere, so che è complicato realizzarlo, ma voglio essere compreso e aiutato’. Al fine di avere una serena relazione con gli altri, ciò che è necessario fare ben presto è modificare l’aspetto del torace e il nome. Quello che succede nelle parti intime è personale e del resto nessuno va da una coppia cis a chiedere come hanno i genitali”, sottolinea. La chirurgia dei genitali è complessa, dolorosa, “e quella sui genitali è una domanda che li tocca nel profondo. Ho operato nella mia carriera ad oggi circa 500 persone con incongruenza di genere e una piccola percentuale ha fatto la chirurgia dei genitali che è abbastanza complessa e dà grandi sofferenze”.

Disforia di genere e chirurgia plastica

Negli ultimi anni è aumentata la richiesta di interventi di affermazione di genere, pensa che ci sia il rischio di pentimenti?

 “Vedo aumentare i casi e l’ età abbassarsi. Arrivano sempre di più ragazze e ragazzi con i loro genitori. Hanno  17, 18 anni e hanno iniziato un percorso non senza sofferenza, poi quando tutto viene affrontato e compreso la loro vita cambia e trovano la gioia”, racconta la chirurga che rassicura sul fatto che in Italia “il percorso è serio, lungo, ben costruito. Il primo momento è con lo psicologo che inquadra la persona; poi l’endocrinologo che inizia la terapia ormonale -ora si può bloccare lo sviluppo molto precocemente – e la terapia ormonale iniziata al tempo giusto. Si deve avere l’autorizzazione del giudice per procedere agli interventi demolitivi (mastectomia, isteroannessiectomia, vaginoplastica, falloplastica) anche se maggiorenni. Non capiterà mai di ricostruire una mammella in un corpo mastectomizzato e non succederà di togliere le protesi… Qualcuno forse negli Stati Uniti, ma lì ci si opera in modo sbrigativo”.

Cosa l'ha portata a specializzarsi negli interventi legati alla disforia di genere?

Sono la sfida culturale e medica ad avere appassionato la chirurga Lo Russo fin dal quinto anno di medicina ad interessarsi alla questione. “Il primo congresso al quale sono andata in cui si parlava di incongruenza di genere era nel ‘96 a Roma ed ero sul punto di decidere se fare o no il chirurgo plastico, – racconta a Manisulcuore. – È un argomento che mi ha attratto da un punto di vista sociale e intellettuale. Capire cosa muove una persona che vive questa profonda ricerca di sé: collegare corpo e mente mi affascina moltissimo”.

Capire cosa muove una persona che vive questa profonda ricerca di sè: collegare corpo e mente mi affascina moltissimo

Giulia Lo Russo
Chirurga plastica ricostruttiva ed estetica

Come funziona in Italia il percorso chirurgico di affermazione di genere

L’Osservatorio nazionale sull’identità di genere riporta, nella sua pagina d’apertura, i centri che mediante sistema sanitario nazionale consentono di accedere all’intervento chirurgico. “Per essere inseriti nelle liste d’attesa chirurgiche- si legge- è indispensabile aver ottenuto l’autorizzazione all’intervento da parte del Tribunale di residenza. Le persone residenti in Piemonte, in carico al Cidigem, hanno diritto alla erogazione gratuita della Terapia Ormonale, in Toscana tramite il rilascio di un Piano Terapeutico”, per fare alcuni esempi. Ci sono città che hanno centri specializzati: dal Policlinico di Bari, al Consultorio di Bologna, a Roma con il S. Camillo, il CEDIG di Trieste, e ancora Napoli al Federico II, il centro Onig di Padova, Careggi a Firenze, le Molinette di Torino, lo Sportello di Torre del Lago e si tratta di centri che con qualche grande differenza garantiscono anche chirurgia del tipo mastoplastica additiva, riduttiva, isteroannessiectomia, vaginectomia, vagino o clitoridoplastica, per fare alcuni esempi. Ma non tutti hanno statistiche precise: le variabilità territoriali e quindi l’eventuale migrazione da regione a regione è, come per tanto altro, un elemento da considerare. Per i minori ci sono centri specializzati in queste città dove sono presenti strutture interdisciplinari. Secondo una stima dello stesso Osservatorio nazionale sull’identità di genere, dal 2005 al 2018 ai centri specialistici si sono rivolte 250 famiglie e una vera e propria ‘rumorosa’ novità c’è stata due anni fa con il via libera dell’Aifa, nel 2019, dopo il ‘si’ del Comitato di bioetica nel 2018, per la somministrazione pubblica della triptorelina agli adolescenti in casi selezionati in cui la pubertà sia incongruente con l’identità di genere (disforia di genere), con diagnosi confermata da una equipe multidisciplinare e specialistica e in cui l’assistenza psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica non sia risolutiva. In Italia si seguono i protocolli elaborati dall’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG). Solo presso il DISEM di Genova, come riporta Crisalide azione Trans, vengono seguiti i protocolli internazionali della World Professional Association for Transgender Health (WPATH), ex Harry Benjamin Gender Identity Disorder Association (HBGIDA). I due protocolli differiscono nell’utilizzo obbligatorio o meno dell’intervento psicoterapeutico per autorizzare all’inizio della terapia ormonale. Tendenzialmente in Italia si privilegia una strada molto rigorosa e un percorso lungo, soprattutto per i giovanissimi, e il sistema sanitario ha pochi centri di riferimento per rispondere alle esigenze di queste persone.

Riproduzione riservata; citazione parti solo con fonte “manisulcuore.it

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