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Chirurgia del seno senza protesi

Chirurgia al seno senza protesi, tecniche e indicazioni nell’uso dei lembi

di Silvia Mari

Si parla tanto delle tecniche per ricostruire il seno dopo un tumore senza dover ricorrere all’uso di protesi. A che punto siamo? Abbiamo intervistato un vero esperto, il chirurgo plastico Benedetto Longo, docente al Policlinico Tor Vergata di Roma che precisa come la tecnica sia indicata “soprattutto in donne dopo radioterapia e mastectomie molto radicali”

Ricostruire il seno dopo il tumore con i tessuti dell’addome? È possibile con la ricostruzione mammaria eseguita con i “lembi” autologhi (ndr. tessuti propri) della paziente. I vantaggi ci sono e ce li ha spiegati Benedetto Longo, professore di chirurgia plastica e ricostruttiva al Policlinico Tor Vergata di Roma.

“Il vantaggio più evidente – spiega lo specialista, –  è che i tessuti autologhi (ndr dello stesso soggetto da operare) danno alla paziente la possibilità di ottenere una ricostruzione definitiva, mentre con le protesi bisogna pensare che – nel caso di ricostruzioni – possono essere sostituite in caso di problemi funzionali ed estetici. Con la tecnica chirurgica che impiega i tessuti autologhi, il seno, inoltre, avrà un aspetto molto naturale perché i tessuti mimano molto la ghiandola mammaria. Il seno continuerà a ingrassare o ridursi con il peso della paziente e, soprattutto nel caso di ricostruzione monolaterale, si riduce tanto la differenza con l’altro seno non operato”.

Operazione con i lembi autologhi, cosa significa?

Quando si parla di tessuti autologhi ci si riferisce a una serie di tecniche che possono impiegare i lembi, come il lembo FALD ergonomico composto dal muscolo gran dorsale in associazione con il grasso, la tecnica del lipofilling o il DIEP che consiste nel “prelievo di tessuti dell’addome nella regione tra l’ombelico e la regione sopra-pubica che viene trasferita in area mammaria”. Un vero e proprio trapianto – precisa il chirurgo – che comporta un collegamento di vasi e alta specializzazione in microchirurgia”. Solitamente, questo va spiegato alle pazienti, tutta la ricostruzione mammaria anche se fatta in un unico tempo prevede spesso “un intervento principale e uno o due aggiuntivi”.

Una tecnica operatoria complessa

L’operazione con l’uso di lembi autologhi prevede una formazione dello specialista in microchirugia ed è bene affidarsi a professionisti preparati ed esperti.
“Il maggior impegno chirurgico del DIEP è che oltre al seno bisogna operare in un’altra zona e quindi è più invasivo, – sottolinea Longo.  – L’intervento solo per una mammella dura infatti quattro ore circa con una degenza di due o tre giorni, nel caso del bilaterale – cioè per intervenire su entrambe le mammelle – siamo invece tra le sei e le otto ore con quattro o cinque giorni di degenza”.

Quale tecnica scegliere? Conta il desiderio delle donne e la valutazione degli specialisti

La scelta, tiene a ribadirlo Longo, resta sempre della paziente. Il medico però deve proporre tutte le possibilità, a partire dai vantaggi dell’autologa ma anche dalle caratteristiche della paziente: dalla grandezza del seno alla disponibilità dell’addome. “Le donne non sono molto informate sul DIEP – precisa Longo- conoscono le protesi che a oggi restano la tecnica maggiormente eseguita anche perché è la più semplice e non c’è bisogno di formazione e training microchirugico, ma non va bene per tutte le donne ad esempio per coloro che hanno eseguito radioterapia o una mastectomia con grande resezione e demolizione molto radicale. È un problema quindi se una breast unit offre solo la tecnica con protesi”.

Quanto alle terapie: “la chemio è infinfluente sulla ricostruzione, mentre la radio ha un’interazione negativa con la protesi e dunque metterle in tessuto irradiato è controindicato”.
Nessun rischio comunque, come per tutte le ricostruzioni, rispetto alla malattia: “Come ampiamente dimostrato- conclude l’esperto- da studi riportati in letteratura, la ricostruzione non interferisce con la biologia del tumore”.

Riproduzione riservata; citazione parti solo con fonte “manisulcuore.it“

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