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Maternità e carriera in corsia

8 marzo: maternità e carriera in corsia

di Agnese Ferrara

Roma, 8 mar – L’8 marzo ricorre la Giornata internazionale della donna dedicata al ricordo a alla riflessione sulle conquiste politiche, sociali, economiche del genere femminile. A che punto siamo sul fronte lavorativo per le donne che scelgono di intraprendere la professione medica senza rinunciare a diventare madri?

La ‘femminilizzazione’ delle corsie è in corso da qualche anno. Nel 2021 il numero delle dottoresse con meno di 65 anni di età che lavorano nel nostro SSN ha superato la soglia del 50% rispetto ai colleghi uomini) e l’onda rosa non accenna ad arrestarsi tanto che la rappresentanza femminile dei camici bianche è salita nello stesso anno al 60% tra gli under 50 e, nella fascia d’età dai 40 ai 44 anni, in particolare, quasi 2 medici su 3 (64%), sono donne.

Nelle sale operatorie della penisola però il bisturi è infatti ancora fondamentalmente maschio (e nelle corsie dei nostri nosocomi i preconcetti verso ‘dottoresse’ abbondano, come attestava la nostra inchiesta.

Turni massacranti ed emergenze ospedaliere poco si sposano con la maternità. Si fa però strada un femminile che non vuole rinunciare alla propria realizzazione professionale né ad avere figli. In che modo ce lo hanno raccontato alcune chirurghe plastiche: Francesca De Lorenzi, Liliana Barone Adesi e Barbara Cagli.

Le ringraziamo per le testimonianze.

“Amo il mio lavoro ma non ho mai pensato potesse intralciare la mia realizzazione familiare. Mio figlio è stato molto voluto ed è nato che avevo 33 anni e fino al settimo mese di gravidanza ho lavorato in sala operatoria anche se rinunciavo ai grandi interventi per evitare di stare in piedi troppo a lungo, – sottolinea Francesca De Lorenzi, un figlio per adolescente e direttore del’Unità di chirurgia senologica integrata dell’Istituto europeo di oncologia, IEO, Milano.  “Col bimbo piccolo ho avuto anche occasioni stimolanti e importanti per la mia professione, inclusi prestigiosi congressi fuori Italia, a cui non ho rinunciato e che mi hanno molto arricchito. Mio marito è medico e mi ha sempre supportato, insieme a maestre e tate. La gravidanza e la nascita di mio figlio mi hanno fatto molto bene anche sul lavoro, mi dicono che mi sia addolcita anche nei rapporti con le pazienti e anche sulla carriera. Ora che mio figlio è un ragazzo si rapporta molto di più con il padre ma ha sempre visto che i ruoli genitoriali sono pari e intercambiabili e spero di essere per lui un buon esempio”.

Col bimbo piccolo ho avuto anche occasioni stimolanti e importanti per la mia professione, inclusi prestigiosi congressi fuori Italia, a cui non ho rinunciato e che mi hanno molto arricchito.

Francesca De Lorenzi
direttore dell’Unità di chirurgia senologica integrata dell’Istituto europeo di oncologia, IEO, Milano.

Supera la stanchezza con tenacia e passione Barbara Cagli, chirurgo plastico della Breast Unit Campus biomedico Roma, professore a contratto all’Unicamillus Università Roma e madre di due bambine di 9 ed 11 anni: “Io e mio marito facciamo lo stesso lavoro e ci sono giorni davvero difficili per la mole di richieste delle figlie. Mi capita di rispondere loro ‘perché non chiamate papà? E che loro spontaneamente mi dicano ‘perché papa sta operando’ anche se la loro mamma fa turni ospedalieri anche di dodici ore. Tutto è molto faticoso ma mi danno forza sia la passione del lavoro che quella verso le mie figlie alle quali spero di trasmettere la stessa tenacia per il loro futuro. Mi sono iscritta a medicina con l’idea chiara di fare il chirurgo e di diventare madre. La maternità per me è stata un istinto fortissimo , probabilmente per la mia famiglia di origine molto presente e vicina. Sono cocciuta e ho fatto quello che volevo fare. Alla prima gravidanza ho operato in sala fino alla fine dell’ottavo mese finché un giorno, operavo da seduta perché avevo la pressione bassa, ho notato che la mia pancia era troppo grande e non arrivavo più al tavolo operatorio. E’ stato quello il momento che ho capito che dovevo fermarmi un po’ ma sono rientrata a lavoro al compimento del quarto mese sia della prima che della seconda figlia. Assentarsi di più avrebbe significato perdere i ruoli che avevo conquistato nella breast unit e non volevo. Ricordo meraviglioso l’orario dell’allattamento e lo rimpiango”.

Io e mio marito facciamo lo stesso lavoro e ci sono giorni davvero difficili per la mole di richieste delle figlie. Mi capita di rispondere loro ‘perché non chiamate papà? E che loro spontaneamente mi dicano ‘perché papa sta operando’ anche se la loro mamma fa turni ospedalieri anche di dodici ore. Tutto è molto faticoso ma mi danno forza sia la passione del lavoro che quella verso le mie figlie alle quali spero di trasmettere la stessa tenacia per il loro futuro.

Barbara Cagli
chirurgo plastico della Breast Unit Campus biomedico Roma, professore a contratto all’Unicamillus Università Roma

Riferisce Liliana Barone Adesi, dirigente chirurgia plastica Policlinico Gemelli IRRCS Roma e mamma di una bambina di 4 anni: “Con la gravidanza la gestione del lavoro si ferma. Ho sempre lavorato tanto e il distacco completo e prolungato dal lavoro per me equivaleva a sentirmi un po’ sospesa rispetto ai miei obiettivi. Non volevo rinunciare alle mie ambizioni. . Una madre realizzata è il migliore esempio che possiamo dare alle nostre figlie per seguire la propria strada con più tenacia. Non ho allattato e quindi sono potuta rientrare a lavorare a tempo pieno già al quarto mese di vita della bambina. All’inizio è stato difficile ma lei si è abituata rapidamente grazie al forte supporto del padre, dei nonni e della tata che sono stati per lei famiglia fin da subito, insieme a me. Avere un partner vicino è il vero lusso che sopperisce alla fatica, alle assenza prolungate e ai dubbi”.

Con la gravidanza la gestione del lavoro si ferma. Ho sempre lavorato tanto e il distacco completo e prolungato dal lavoro per me equivaleva a sentirmi un po’ sospesa rispetto ai miei obiettivi. Non volevo rinunciare alle mie ambizioni. . Una madre realizzata è il migliore esempio che possiamo dare alle nostre figlie per seguire la propria strada con più tenacia.

Liliana Barone Adesi
dirigente chirurgia plastica Policlinico Gemelli IRRCS Roma

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Riproduzione riservata; citazione parti solo con fonte “manisulcuore.it

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