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Nodulo al seno: Guida Breve
Nodulo al seno: Guida Breve

Nodulo al seno: cosa fare e a chi rivolgersi (Guida Breve)

di Silvia Mari

“Sento un nodulino nel seno”, “Come un sassolino”, “l’ho scoperto sotto la doccia. “Fa male allora è innocuo? Se non dà dolore allora è sicuramente qualcosa di brutto?”. Le teorie, i prontuari per intercettare ciò che non va nel proprio seno sono spesso ricavati della narrazione fai da te e dal passaparola delle esperienze delle donne. Con la chirurga senologa del Policlinico San Matteo di Pavia, Alberta Ferrari, proviamo a mettere in ordine i campanelli di allarme e cosa si deve fare. Non c’è dubbio che le donne che hanno consapevolezza del proprio corpo nel momento in cui toccano il proprio seno con regolarità sanno ‘sentire’ le differenze e quelle anomalie che meritano un approfondimento.

Sintomi del nodulo al seno: quali segnali osservare con l'autopalpazione

“Capita che arrivino in ambulatorio di senologia donne che attraverso l’autopalpazione, non necessariamente eseguita in modo ‘tecnico’, hanno sentito qualche nodulo sospetto. Quasi sempre – spiega la chirurga Alberta Ferrari del Policlinico San Matteo di Pavia. – Il riscontro è casuale, quando la donna fa la doccia e magari si accorge di un punto del seno in cui sembra esserci come un sassolino o anche una differenza di consistenza. Per chi è attenta e conosce il proprio corpo consapevolmente, e magari una volta al mese tocca il proprio seno, avvertire ‘qualcosa di diverso’ è un campanello di allarme da non sottovalutare”.

Tra le anomalie comuni riferite dalle pazienti alla dottoressa Ferrari ci sono “vedere una differenza delle forme, una retrazione del capezzolo; magari una donna anche giovane, con un seno con fibroadenomi o una mammella fibronodulare, può rendersi conto di un nodulo diverso: se è abituata a toccarsi percepisce l’anomalia”.

Autopalpazione: come farla nel modo corretto
Noduli al seno - quali segnali osservare

Autopalpazione al seno: come farla nel modo corretto

Seppure gli strumenti di prevenzione dei tumori mammari sono indagini strumentali come l’ecografia e la mammografia da fare regolarmente come indicato dal proprio medico, “l’autopalpazione è sempre consigliata a tutte le età: in piedi o sdraiate per sentire meglio la parte vicina al solco mammario, passando la mano con le dita piatte delicatamente sui 4 quadranti, senza schiacciare; palparsi é utile anche nei gesti quotidiani – precisa Ferrari – ed è incoraggiata da tutti i senologi, dall’Associazione italiana ricerca sul canrco, Airc, e dalle indicazioni della National Breast Cancer Foundation.

L'autopalpazione da sola non basta

L’autopalpazione da sola però non basta e per una diagnosi precoce resta necessario sottoporsi ai controlli di screening, dall’eco alla mammografia, previsti secondo l’età. “Se è vero che con lo screening e la prevenzione secondaria il tumore si rileva anche quando non è palpabile aumentando le chanches di sopravvivenza e la qualità della vita con terapie meno aggressive, a volte la diagnosi precoce può arrivare anche con l’autopalpazione laddove l’anatomia del seno o magari la posizione superficiale del nodulo permetta di sentirlo subito, – precisa Ferrari.

“Non può mancare in ogni caso la raccomandazione di aderire allo screening “dopo i 45 anni assicurato con mammografia annuale e dai 50 ai 74 anni ogni 2 anni, salvo particolare condizione di rischio. E’ un esame salvavita con una media di almeno il 25% di miglioramento della sopravvivenza in chi lo fa rispetto a chi no. In Italia è purtroppo ancora insufficiente il numero delle donne che aderiscono; i dati dell’ONS (Osservatorio Nazionale Screening) rivelano inoltre un Paese a due velocità, con il Nord che registra tassi più alti (circa 64%-71%) rispetto al Sud e Isole (32%-64%), dove l’estensione dei programmi è meno uniforme”.

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Non può mancare in ogni caso la raccomandazione di aderire allo screening

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Alberta Ferrari – Chirurga del Policlinico San Matteo di Pavia

Nodulo al seno: cosa fare e perché evitare diagnosi "fai-da-te"

“Da senologa riscontro spesso una mancata presa in carico delle donne soprattutto dopo che molte tendono ad autoprescriversi l’esame da fare – spiega Ferrari, – un esempio classico: la donna sente il nodulo, accede a un ambulatorio generalista, magari perché vicino casa, dove chi fa ecografie non è specializzato sul seno, e questo purtroppo fa si che le donne arrivino tardivamente alla eventuale diagnosi di tumore magari anche per una diagnosi errata o per un falso negativo. Dunque raccomando, qualora si senta qualcosa di sospetto, di rivolgersi subito al senologo che lavora in ambito disciplinare nelle Breast Unit o centri di Senologia, altrimenti si perde tempo prezioso. Se il senologo della Breast Unit conferma la lesione, invia subito alla diagnostica senologica, si procede così a eco-mammografia e biopsia anche nello stesso giorno. Dunque se si è nel centro giusto il problema delle tempistiche non c’è, in una Breaast Unit in ospedale per un nodulo sospetto l’attesa è dalle 48 alle 72h”.

La specialista suggerisce alle lettrici: “Praticate l’autoesame del seno, aderite allo screening mammografico e se non vi arriva a casa la lettera dell’Asl di riferimento chiamate voi stesse il numero verde. Se viene rilevato un dubbio andate in un centro di senologia per una visita specialistica e il corretto workout diagnostico”.

Il seno gonfio e dolorante: quando preoccuparsi

E’ la mastodinia dovuta a fluttuazioni ormonali e non solo . “Si tratta di donne giovani (non parliamo di donne a rischio oncogenetico), che sentono dolore allora possono rivolgersi al medico di famiglia per approfondire. Il dolore comunque- precisa Ferrari, – quasi mai è un segnale di allarme”.

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Il dolore quasi mai è un segnale di allarme

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Alberta Ferrari – Chirurga del Policlinico San Matteo di Pavia

Cisti e noduli al seno possono scomparire o riassorbirsi da soli?

“Se la ghiandola mammaria è molto disomogenea, fibrocistica, i noduli e le cisti possono cambiare senza che questo rappresenti una patologia o fattore di rischio: un senologo e l’ecografia possono monitorare l’evoluzione della ghiandola”.

“Dopo la menopausa o post gravidanze e allattamento – ricorda Ferrari- i noduli possono ridrsi e le cisti tendono a riassorbirsi; se di grandi dimensioni possono essere aspirate con una semplice siringa (agocentesi)”.

Fibroadenoma al seno: cos'è e quando può diventare preoccupante

“I fibroadenomi non si riassorbono né scompaiono ma vanno rimossi solo se aumentano di dimensione, cambiano di forma o hanno caratteristiche dubbie e dopo un accertamento bioptico se necessario”, risponde l’esperta.

Noduli al seno allattamento e gravidanza
Noduli al seno in gravidanza e allattamento - cause e rischi

Noduli al seno in gravidanza e allattamento: cause comuni e rischi

La gravidanza è un capitolo a parte, spiega la dottoressa Ferrari: “In gravidanza e durante l’allattamento la ghiandola mammaria va incontro a profonde trasformazioni che rendono molto più difficile individuare nodularità sospette perché il tessuto aumenta di dimensioni e diventa fisiologicamente disomogeneo in gravidanza, mentre con l’allattamento subisce i cambiamenti dovuti alla presenza di latte e talvolta a ingorghi o ascessi mammari, che richiedono intervento medico. I noduli in gravidanza vanno comunque verificati perché più volte sono oggetto di ritardo diagnostico: ci sono presunte mastiti o cisti da latte che in realtà poi si scoprono essere tumori. In caso di persistenza sono quindi meritevoli di valutazione senologica, pur tranquillizzando la donna sui normali cambiamenti fisiologici cui va incontro la ghiandola mammaria in queste fasi della vita”.

Riproduzione riservata; citazione parti solo con fonte “manisulcuore.it“

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