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Le protesi per il seno provocano il linfoma BIA-ALCL?
Foto da archivio

Le protesi per il seno provocano il linfoma BIA-ALCL?

di Agnese Ferrara

Negli ultimi anni, nella comunità scientifica è cresciuto il sospetto che le protesi mammarie potessero provocare il linfoma anaplastico a grandi cellule, (Bia-Alcl). Dopo tanti timori, ricerche e allarmi, la prima rassicurazione ufficiale:  non ci sono evidenze scientifiche sulla possibile correlazione tra l’insorgenza di questa malattia e le protesi mammarie.

A dirlo il Comitato scientifico scelto dall’Unione europea e il nostro ministero della Salute.

Il comitato scientifico dell’Unione europea, lo ‘Scientific Committee on Health Environmental and Emerging Risks (SCHEER) ha recentemente pubblicato il parere scientifico sulla sicurezza delle protesi mammarie in relazione al linfoma anaplastico a grandi cellule ( qui il link al documento completo )  .

Gli studi condotti fino ad oggi sono frammentari e devono continuare, ci vogliono più dati per trarre le conclusioni, dicono in sintesi gli scienziati riuniti per analizzare e confrontare tutte le ricerche pubblicate sulla questione fino ad oggi.

Finalmente una buona notizia per le migliaia di donne spaventate per i ripetuti allarmi lanciati negli ultimi dieci anni nel mondo. 

Il Comitato precisa che “non basta una storia di protesi mammarie testurizzate/espansori per lo sviluppo di BIA-ALCL i cui meccanismi della comparsa non sono ancora ben compresi’ . Il comitato inoltre precisa che “l’entità del rischio è ancora da stabilire, gli studi effettuati non contengono parametri oggettivi e confrontabili e il rischio di questa correlazione va ritenuto molto basso mentre sono evidenti i benefici nel poter accedere alla ricostruzione con le protesi e alla mastoplastica additiva”.

Si dice anche che le protesi di silicone con involucro esterno ‘ruvido’
siano comunque più a rischio. Cosa dice il comitato?

Su questo aspetto SCHEER scrive che vi sono incongruenze nella raccolta dei dati scientifici fino ad oggi e fare un confronto oggettivo è difficile. “L’entità del rischio per tipo di impianto testurizzato è difficile da stabilire a causa della bassa incidenza del Bia-Alcl e – si legge sul documento del comitato.

E le protesi con una maggiore ruvidità superficiale, le maxi testurizzate? “Anche con gli impianti macro-testurizzati il Bia-Alcl ha un’incidenza molto bassa e sono necessarie nuove valutazioni del rischio per tipo di impianto. Inoltre, tale rischio dovrebbe essere soppesato rispetto ai benefici”.

A fronte di tali evidenze, dicono i ricercatori, è necessario e sempre più urgente fare studi mirati e più precisi.

Mentre, in Italia, si attende ancora la partenza del registro nazionale sulle protesi mammarie, partito in via sperimentale ma non ancora adottato da tutte le Regioni.  Un registro nazionale imporrà una unica metodologia di raccolta di dati da analizzare e confrontare per trarne conclusioni immediate e più precise. 

Cosa dice il Ministero della Salute italiano ?

Anche il nostro ministero della Salute si è espresso rassicurando le donne. Si legge infatti sul sito del dicastero, nell’aggiornamento della pagina dedicata a ‘Protesi mammarie e linfoma anaplastico a grandi cellule (Alcl), che “lo SCHEER, nuovamente interrogato sulla sicurezza delle protesi mammarie in relazione alla problematica del Bia-Alcl (Breast Implant-Associated Anaplastic Large Cell Lymphoma), dichiara l‘assenza di evidenze scientifiche riguardo la possibile correlazione tra l’insorgenza di questa patologia e la protesi mammarie. Invita ancora il mondo scientifico a raccogliere dati e promuovere la ricerca”.

Cosa fare perciò per stare serene?

Il Comitato europeo, il Ministero della Salute italiano, i senologi e i chirurghi plastici italiani e di tutto il mondo invitano le donne a non abbassare la guardia. Quando ci si  sottopone ad un intervento di ricostruzione mammaria o di mastoplastica additiva è necessario sottoporsi annualmente a visite e controlli strumentali come ecografia mammaria e mammografia. Queste indagini assicurano un monitoraggio dello stato delle protesi e dei tessuti circostanti ed, eventualmente, la possibilità di intervenire immediatamente nel caso in cui si riscontrino infiammazioni in corso, di qualsiasi genere incluse quelle correlate con il linfoma Bia-Alcl.

Il linfoma Bia-Alcl dà sintomi? Come riconoscerli? 

Il nostro ministero della Salute dà le indicazioni anche sugli eventuali sintomi iniziali del linfoma Bia-Alcl nelle pazienti con impianto protesico. Si tratta di segnali clinici non percepibili dalle donne ma che i medici specialisti sono in grado di leggere attraverso le ecografie.  

Dice il ministero che ‘la comparsa di un sieroma freddo tardivo periprotesico è il sintomo clinico più frequente con cui la malattia si manifesta. La diagnosi può essere eseguita con esame citologico del sieroma prelevato sotto guida ecografica e/o mediante l’esame istologico del tessuto periprotesico asportato’.

Infine, una domanda fondamentale: il linfoma Bia- Alcl è curabile?

Sì, se ci si sottopone ai monitoraggi di routine per il proprio seno prescritti dagli specialisti.

Precisa l’Associazione italiana di chirurgia plastica ed estetica (Aicpe) che la diagnosi di BIA-ALCL si ottiene con l’analisi del liquido del sieroma che si potrebbe sviluppare intorno all’impianto che si preleva con un ago centrale o con una biopsia  del tessuto. In presenza di linfoma il trattamento standard di cura prevede la resezione chirurgica radicale, compresa l’asportazione delle protesi, con una prognosi molto buona (qui il documento originale dell’Aicpe).

Scrive inoltre il nostro ministero della Salute, nella pagina dedicata all’argomento: “La prognosi è favorevole a seguito della rimozione della protesi, della capsula periprotesica in toto e di tutto il tessuto eventualmente infiltrato”.

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