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reggiseno perfetto
Foto da archivio

Come scegliere il reggiseno perfetto?

di Maria Teresa Bradascio

Come scegliere il proprio reggiseno? In quali occasioni indossarlo e quando non serve? È sconsigliato utilizzarlo di notte? E, dopo un intervento di chirurgia al seno, cosa consigliano gli esperti? Il modello con il ferretto potrebbe favorire l’insorgenza di noduli, come si legge da qualche parte? Non usare il reggiseno fa male? Infine, fasciarlo per evitare di mostrare un seno troppo abbondante o perché non si accettano le forme femminili, è una pratica consentita dal punto di vista della salute? 

Tante domande femminili ruotano attorno al reggiseno: se per molte donne questo indumento è simbolo di sensualità o di rivendicazione femminile per altre una vera tortura. In ogni caso, è indubbio che sul reggiseno perfetto (comodo o no) si dibatte da sempre, in fondo si tratta di uno degli accessori che più di tutti ha rivoluzionato l’intimo femminile.

Ad ogni dubbio le risposte di Adriana Bonifacino, responsabile dell’unità di diagnosi e terapia in senologia dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, docente di Oncologia medica della Sapienza e presidente dell’associazione Incontra Donna Onlus

 

Prima un po’ di storia: non a caso il reggiseno lo inventò una donna, rivoluzionando lo scomodo e austero ‘corsetto’ :

Se intorno al XIV secolo era il corsetto a ricoprire un ruolo centrale nella biancheria intima delle donne occidentali, fu nel 1889, a Parigi, durante l’Esposizione universale che il pubblico conobbe il corselet gorge: non un tradizionale corsetto, ma un vero e proprio reggiseno.

La parte inferiore era un corsetto per la vita, mentre la superiore sosteneva i seni con delle cinghie collegate alle spalle: per la prima volta fu utilizzato il “filo di gomma” o elastico. A metterlo a punto fu la francese Herminie Cadolle che brevettò l’invenzione per la sua ‘casa Cadolle’ in rue de la Chaussée d’Antin a Parigi. Casa Cadolle esiste ancora, seppure dal 1911 trasferita in rue Cambon, luogo altrettanto magico. Fu la signora Cadolle, nel 1925, a ideare il primo reggiseno ‘appiattito’: la famosa forma da ragazzo che piacque tanto a Coco Chanel. Una rivoluzione. (qui la meravigliosa storia di Cadolle).

A partire dal 1905, poi,la parte superiore fu venduta separatamente come soutien gorge, espressione ancora oggi usata in Francia per indicare il reggiseno.

Nel 1910 in America, invece, Mary Phelps Jacob, esponente dell’alta società di New York, per il suo seno prorompente e per poter indossare facilmente il suo vestito durante un ballo, fece cucire dalla cameriera due fazzoletti di seta con un po’ di nastro rosa e del filo (fonte: anothermag.com).

Molte sue amiche le chiesero il nuovo pezzo di biancheria e qualcuno si offrì anche di comprarlo. Il brevetto fu poi venduto per 1500 dollari dell’epoca alla Warner Brothers, un’azienda che produceva corsetti in Connecticut.

Pian piano iniziarono a comparire indumenti sempre più simili ai reggiseni contemporanei e a partire dagli anni ’30 le versioni cucite in casa lasciarono il posto alla vera e propria produzione commerciale di massa che tutti conoscono.

Foto da archivio

Anche i reggiseni sportivi sono stati inventati dalle donne!

Ci sono poi i reggiseni sportivi realizzati in materiale tecnico, con scollo tondo che abbraccia il seno, senza ferretto proprio per garantire qualsiasi tipo di movimento e con spalline o sottili o spesse che molte volte si uniscono o si incrociano sulla spalla, un bordo elasticizzato sul torace e a volte un’imbottitura e un sostegno interno.

Oggi il reggiseno sportivo è largamente diffuso, ma in realtà compare per la prima volta nella seconda metà degli anni Settanta, quando il jogging diventa molto comune. I reggiseni tradizionali non risultavano adatti allo sport: serviva infatti un indumento in grado di sostenere il seno, ma anche di proteggerlo da eventuali urti durante l’attività sportiva.

L’idea venne a tre donne: Lisa Lindahl, allora una studentessa universitaria che correva quasi 50 km alla settimana, Polly Smith, costumista teatrale e Hinda Miller, sua assistente che nel 1979 brevettarono il primo reggiseno sportivo, chiamato inizialmente “jockbra” e poi ribattezzato “jogbra” da “jog” (abbreviazione di “jogging”) e “bra” (reggiseno in inglese, da “brassiere”) (fonte: invent.org/inductees/lisa-lindahl).

Taglie, coppe e modelli

Oggi esistono infiniti modelli di reggiseno – a balconcino, push up, senza ferretto, bralette (un ibrido fra un top e un reggiseno), a fascia, a triangolo – in diverso tessuto – in pizzo, in seta, in cotone o in microfibra – c’è l’imbarazzo della scelta.

Il reggiseno ideale esiste? 

Convenzionalmente si ritiene che le spalline non debbano lasciare segni sulle spalle e la fascia e gli elastici che avvolgono seno e schiena debbano aderire bene alla pelle senza tirare, strizzare o essere larghi. Se davvero la misura è quella giusta, il reggiseno si dovrebbe allacciare al primo gancio (almeno quando è nuovo). Inoltre, il ponte, cioè quella parte di tessuto che collega le due coppe, dovrebbe essere ben appiattito sullo sterno: se si solleva è probabile che il seno sia troppo grande per quelle coppe, meglio provare un’altra taglia.

Come si sceglie il reggiseno?

In commercio, in tutto il mondo, esistono taglie diverse e la confusione regna sovrana. Di base bisogna conoscere due misure: la circonferenza del torace (sottoseno) e quella del seno che corrispondono rispettivamente alla taglia e alla coppa. Le taglie variano a seconda dei paesi– in Italia generalmente vanno dalla prima alla decima (una III italiana corrisponde a una 90 di Francia e Spagna e a una 34 di Uk e Usa) – ma la coppa è uguale per tutti ed è indicata con una lettera: A (da 1,5 a 2,5 cm); B (da 2,5 a 5 cm); C (da 5 a 7,5 cm); D (da 7, 5 a 10 cm) e così via.

Esiste davvero la formula matematica della taglia?

Secondo le indicazioni presenti sui diversi siti di biancheria intima, esistono delle vere e proprie formule matematiche per calcolare la taglia e la coppa: nel primo caso, si deve sottrarre alla misura della circonferenza sottoseno il numero 60 e il risultato deve essere diviso per il numero 5.

Per calcolarle la coppa, invece,  si deve sottrarre dalla circonferenza del seno la circonferenza del torace aumentata di 12,5 cm. Sta di fatto però che questi calcoli sono frutto di brand e non valgono per tutte le marche e i modelli. 

Foto da archivio

Ferretto sì o no?

Il reggiseno non è solamente un accessorio di moda, è un alleato anche per la salute del nostro seno. Spiega Adriana Bonifacino: “Il seno nasce libero e va accompagnato, ma non costretto. Il ferretto o comunque supporto metallico o di materiale rigido nel reggiseno non è una buona regola da seguire. La ritengo un’abitudine, ma non una necessità. Certamente, portare questo tipo di reggiseno per qualche ora per un abbigliamento particolare non crea alcun problema, ma costringere sempre il seno in un reggiseno push-up e con supporti non fa bene. 

“Il traumatismo continuo – precisa l’esperta – può nuocere, facendo insorgere nel solco mammario anche noduli nel tempo.Ormai, molte aziende producono reggiseni senza supporti rigidi, morbidi, di cotone. Il cotone e le fibre naturali sono sempre la migliore scelta. Portarlo bianco e di cotone, soprattutto in estate quando c’è anche una maggiore sudorazione, e senza pizzi e merletti, permette, infatti, di accorgerci se ci fosse una secrezione che macchierebbe il bianco, ed eviteremmo anche che colori, magari di reggiseni a basso costo, possano stingere sulla nostra pelle”. 

Il reggiseno va indossato anche di notte?

“La notte il reggiseno va assolutamente tolto, perché è inutile e costrittivo. Anche in caso di seno abbondante”. 

E dopo un intervento chirurgico, qual è il reggiseno più adatto? 

“Subito dopo un qualsiasi intervento chirurgico del seno – continua la senologa – il consiglio è di utilizzare reggiseni specifici di cotone bianco dedicati al post-intervento con piccoli ganci sul davanti. Spesso anche le donne che effettuano una quadrantectomia hanno problemi di asimmetria ed è necessario rivolgersi a rivenditori specializzati che producono reggiseni con piccole tasche nelle quali poter inserire ‘pesciolini’ di silicone o di stoffa di cotone riempitivi. Fortunatamente–sottolinea Bonifacino – è sempre più raro che la donna che abbia effettuato una mastectomia non abbia ricevuto una ricostruzione immediata durante l’intervento demolitivo. Qualora questo accadesse, vi sono reggiseni appositi con tasca per la protesi esterna. E, anche in questo caso, è bene rivolgersi ad aziende di settore specializzate. Le donne hanno il diritto, e anche il dovere verso se stesse, di riprendere possesso della propria immagine corporea, di stabilizzarla e renderla per quanto possibile accettabile se non gradevole innanzitutto ai propri occhi. Non desidero più sentire donne che dicono ‘ho avuto un cancro e questo è il male minore e non mi importa del risultato estetico’”.

Con le protesi mammarie, qual è il miglior reggiseno e quale invece da evitare?

“Con qualunque tipo di protesi, sia additiva per motivi estetici che ricostruttiva dopo una mastectomia, sia con una protesi esterna, il reggiseno è sempre preferibile di cotone, morbido, non push-up  e senza supporti metallici come ferretti”.

Fasce compressive e top contenitivi indossati per nascondere il proprio seno quando troppo abbondante, oppure usati perché non si vuole mostrare le proprie forme femminili, il cosiddetto chest binding, hanno controindicazioni?

Se i reggiseni push up o con ferretto che costringono le mammelle vanno usati per poche ore al giorno, fasciare in modo serrato il seno induce a traumatismi  continui ed eccessivi.

L’esperta ci ricorda: “Le fasciature o l’uso di reggiseni a top, i tipici sportivi, indossati anche uno sull’altro per livellare le mammelle sono dannosi per la salute, provocano lesioni, infiammazioni e inducono all’insorgenza di noduli nel tempo. Assolutamente sconsigliato.”

Quando pensare a una riduzione chirurgica del proprio seno? 

Risponde Bonifacino: “Se un seno molto abbondante provoca disagio, come nel caso della gigantomastia, è utile  sapere che sarebbe meglio trattarlo eventualmente con un intervento chirurgico di mastoplastica riduttiva che si può eseguire anche in regime di Servizio Sanitario Nazionale se giustificato da motivi fisiatrici legati a problemi posturali e di colonna vertebrale a causa del peso”.  

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