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Le protesi al seno proteggono dal tumore

Protesi al seno e anticorpi contro il tumore: c’è una relazione?

di Silvia Mari
Le prime risposte da uno studio su 188 donne. Risultati incoraggianti che andranno confermati, ma importante non mancare l’appuntamento con i controlli.
 
La conferma in una ricerca pubblicata su Plastic and Reconstructive Surgery. I dispositivi mammari stimolerebbero una reazione immunitaria di maggiore difesa dal cancro, una sorta di ‘immunosorveglianza’ in più. Da cosa sono partiti i ricercatori, il metodo dell’indagine e i risultati dimostrano per la prima volta che l’infiammazione ‘perimplantare’, cioè prossima al dispositivo, si estende oltre la capsula dell’impianto fino al parenchima mammario, la componente ghiandolare del seno, e che le donne con protesi presentano un numero maggiore di linfociti attivi e una più elevata risposta difensiva dal cancro della mammella. Uno scudo di protezione correlato proprio con le protesi.
Per anni le protesi al seno sono state ritenute tra le cause del cancro del seno e la notizia corre ancora online e sui social, adesso un nuovo studio preliminare, condotto su un campione di 188 donne e pubblicato su Plastic and Reconstructive Surgery ipotizza che le protesi mammarie potrebbero proteggere la mammella dal tumore.
 
Questo perché, hanno osservato gli autori dell’indagine, i dispositivi stimolano una risposta immunitaria locale e sistemica che favorirebbe l’immunosorveglianza dal cancro al seno. Lo studio è stato condotto dai medici della divisione di chirurgia plastica della Northwestern University–Feinberg School of Medicine. 

Da cosa sono partiti i ricercatori? Da un dato già noto: le donne con protesi mammarie presentano tassi inferiori di cancro al seno rispetto alla popolazione generale.

Protesi al seno proteggono dal tumore al seno
Gli autori hanno ipotizzato che la risposta dei tessuti da ‘corpo estraneo’ alle protesi potesse indurre un’immunosorveglianza antitumorale protettiva locale, con elevate risposte anticorpali a determinate proteine del cancro al seno. Si è sempre ipotizzato che questi tassi inferiori fossero dovuti soprattutto a una buona prevenzione secondaria che chi ha delle protesi tende a fare con più attenzione permettendo di intercettare per tempo noduli sospetti o pronti a mutare, ma le cose sembrano stare anche diversamente e adesso abbiamo qualche evidenza scientifica in più.
 
I ricercatori hanno lavorato su campioni di sangue e tessuto mammario raccolti in un campione di 188 donne che si sono sottoposte a mastoplastica additiva per la prima volta e ad interventi di revisione. Sono stati quindi raccolti i sieri e i livelli anticorpali contro le proteine comuni del cancro al seno. Sono state quindi condotte analisi molecolari, genetiche e anticorpali e le risposte delle ricerche dimostrano che le pazienti sottoposte a mastoplastica additiva di revisione presentavano livelli più elevati di anticorpi contro alcuni recettori degli estrogeni e di mucina-1, glicoproteina che agisce come protettrice dei tessuti, rispetto alle donne che avevano fatto l’intervento per la prima volta. L’analisi molecolare e genetica ha confermato un’aumentata regolazione dei meccanismi infiammatori ad azione protettiva.
 
 “Questo è il primo studio che dimostra come l’infiammazione perimplantare si estenda oltre la capsula dell’impianto e fino al parenchima mammario, – spiegano i ricercatori. – Le donne con protesi mammarie coinvolte nella nostra indagine presentavano infatti un numero maggiore di cellule B attivate nell’area interessata e una risposta anticorpale più elevata all’antigene del cancro al seno“.
 
Uno scudo di protezione in più che sembrerebbe dipendere dalla presenza delle protesi. E’ opportuno comunque considerare che il campione di pazienti osservate in questo studio è di 188 donne e che si tratta di un’indagine preliminare, quindi l’auspicio è che il numero di donne arruolate cresca e che questi primi riscontri portino ulteriori conferme su larga scala.
 
Viene spesso segnalato nei congressi scientifici infatti e nei numeri portati all’attenzione dalle campagne informative che le donne che scelgono le protesi per ragioni estetiche tendono a mancare l’appuntamento con i controlli di screening, diversamente dalle donne che hanno affrontato la ricostruzione del seno dopo un tumore. Il consiglio fai da te, la paura di fare la mammografia con le protesi portano le donne a trascurarsi. Per questo, come raccomandano esperti e senologi, non bisogna abbassare l’attenzione: non fare i controlli adeguati in base all’età e alla propria anamnesi può mettere a rischio la propria salute. E una indagine che ipotizza che tali dispositivi possano concorrere a proteggerci non basta a rinunciarvi.

Riproduzione riservata; citazione parti solo con fonte “manisulcuore.it“

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