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– Cosa potremmo scrivere per iniziare? – chiede Tetta.- Noi siamo due tette. Questa è la nostra storia -.
– Ehi vacci piano. Io sono una tetta, tu no.
– Sono una tetta anch’io.
– No. Tu sei finta.
– Dai Tetta, quello che ti da fastidio è il “noi”.
– Esatto. Il “noi” con te non lo voglio.
– Allora Tetta scriviamo così: questa è la storia mia e tua.
– Io direi piuttosto: questa è la storia mia e tua.
– Prima tu insomma.
– Sempre prima io, c’ero prima io.
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Si presentano, parlano (tantissimo, chiacchierano, discutono, si offendono, fanno la pace), si fanno malinconiche, si ammutoliscono. E di nuovo si emozionano attraverso i sensi e cambiano continuamente ascoltando il mondo circostante con cui interagiscono. Sono le donne, potremmo commentare e la risposta è quella giusta anche se interpretate da due mammelle, davvero femminili, cioè le ‘tette’ di Lorena Ravanetti, sceneggiatrice di documentari e film e brillante scrittrice che si interroga sull’identità femminile all’interno della società, della religione e della storia.
Ravanetti ha dato la parola al suo seno scegliendo perfino i nomi delle mammelle, ‘Tetta’ e ‘Mia’ . La distinzione è importante perché la prima è quella nata con lei, da sempre presente e scontata come parte del suo corpo femminile, mentre l’altra, ‘Mia’, è quella ricevuta dopo l’asportazione di un tumore mammario. Mia è perciò ricostruita con una protesi di silicone avvolta nei tessuti del corpo di Lorena e la loro storia è descritta nel prezioso libro ‘Tetta e Mia, cos’è successo alle mie tette?’ (in vendita su Amazon *) appena terminato da Lorena Ravanetti.
Spiega l’autrice: “Ho chiamato così, nel libro, la mia tetta naturale e quella ricostruita con una protesi in silicone, portando alla luce con i loro dialoghi quella miriade di sentimenti e pensieri che ci attraversano quando succede di ammalarci di una malattia che non è come le altre. Mentre cammino, parlo, rido, scrivo, Tetta e Mia chiacchierano, spesso litigano, qualche volta fanno pace, hanno pensieri sul mondo e su come va la vita. Mi hanno accompagnato lungo il percorso della convalescenza con la forza di una cascata trascinante che nasce dalla loro relazione catastrofica ma che smuove tutto e porta alla luce tutto, anche un possibile legame d’amicizia e d’amore dove non poteva esserci che disperazione, rifiuto e depressione”.
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Mentre cammino, parlo, rido, scrivo, Tetta e Mia chiacchierano, spesso litigano, qualche volta fanno pace, hanno pensieri sul mondo e su come va la vita.
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Lorena Ravanetti
sceneggiatrice di documentari e film, autrice di ‘Tetta e Mia. Cos’è successo alle mie tette?’
La trama non è affatto scontata, mai una sbavatura verso l’ovvio, il testo diverte perfino ma soprattutto sorprende, e non solo perché le protagoniste sono due mammelle. “Le tette parlanti sono un potente antidoto al dolore, alla mancanza e alla malinconia per le infinite donne che hanno vissuto o stanno vivendo la mia stessa esperienza e affrontano ogni giorno lo stigma del tumore al seno e per tutte le altre che vogliono danzare insieme a noi!” scrive Ravanetti nella prefazione del pregiato saggio che si legge tutto d’un fiato e nel quale non mancano delle sorprese che non ti aspetti (e già leggere di due tette parlanti è sorprendente).

Lorena Ravanetti, autrice di ‘Tetta e Mia. Cos’è successo alle mie tette?’
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Le tette parlanti sono un potente antidoto al dolore, alla mancanza e alla malinconia per le infinite donne che hanno vissuto o stanno vivendo la mia stessa esperienza.
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Lorena Ravanetti
sceneggiatrice di documentari e film, autrice di ‘Tetta e Mia. Cos’è successo alle mie tette?’
Tetta e Mia incarnano i pensieri di Lorena Ravanetti appena operata e poi nei giorni e nei mesi a venire. Le tette riflettono mentre Lorena vive tutto ciò che le riserva la sua nuova vita dopo il tumore. “Il testo va molto oltre il linguaggio del corpo includendo tutta me stessa, le mie paure, i miei pensieri ma anche una parte più ironica della vita che ritorna dopo un periodo davvero difficile come quello dell’affrontare una tale malattia. Ho scelto questa trama per trasmettere una emotività anche positiva, attraverso tutte le emozioni che viviamo inclusa la gioia e la speranza, – precisa l’autrice a Manisulcuore. – Vorrei che questo testo fosse un invito alla speranza e al ‘lavorarci su’ per stare meglio rivolto alle donne che stanno attraversando una esperienza del genere ma anche a tante altre che sono di fronte ai molti bivi che la vita ci riserva. Malinconia e tristezza ci sono eccome ma proviamo a metterle in secondo piano per concentrarci su tutto ciò che è più spirituale, coltivando le emozioni positive che ci aiutano a ‘guarire’, ad accettarci, ad affrontare e superare l’impasse”.
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