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Ho il seno ‘brutto’, che fare?

di Agnese Ferrara

Seno non armonioso con il torace e la costituzione, oppure svuotato, cadente anche in giovanissima età, dalla forma allungata che spinge verso il basso, che non piace o che è frutto di operazioni estetiche pregresse e infelici. Aumentano le richieste di interventi di correzione mammaria anche come conseguenza dell’incremento delle forme ‘tuberose’ e pre tuberose nelle ragazze molto giovani. L’incremento potrebbe essere dovuto ai cambiamenti ambientali, in particolare all’inquinamento e al consumo di carni da allevamenti intensivi dove si fa un uso esteso di farmaci che incidono sullo sviluppo puberale delle donne. Del fenomeno in crescita, delle nuove accortezze chirurgiche aggiornate e collaudate e delle nuove caratteristiche dei dispositivi per il seno hanno discusso i ricercatori e gli specialisti riuniti per un corso di aggiornamento e di condivisione delle esperienze professionali molto seguito. Il meeting, concluso recentemente a Santa Margherita Ligure, ha due responsabili scientifici di rilievo, Marco Klinger e Pietro Berrino. Li abbiamo intervistati.

Non ci sono definizioni corrette di ‘seno brutto’, la perfezione delle forme non esiste. Esiste la propria armonia, personalissima, e quanto ci si sente bene con sé stesse. Detto ciò, sussiste invece il tema delle imperfezioni delle mammelle, sia come conseguenza di interventi chirurgici estetici mal riusciti e con risultati infelici come forme non proporzionate, non accettate o con eventuali malformazioni congenite.

Queste ultime pare siano in aumento.

Interventi estetici al seno, non sempre perfetti

Il problema esiste ed è così frequente da avere meritato questo anno un focus al corso di aggiornamento Sicpre ad hoc per gli specialisti in chirurgia plastica ed estetica, dal titolo ‘Finalmente mammella’ svolto recentemente a Santa Margherita Ligure. Giunto alla sua ventesima edizione, ogni anno chiama a raccolta i principali chirurghi mammari che stavolta hanno parlato, appunto, di ‘mammelle difficili’. I responsabili scientifici sono i professori Marco Klinger, professore ordinario di chirurgia plastica, Università degli Studi di Milano, e direttore U.O. di chirurgia plastica all’Humanitas Research Hospital di Rozzano (MI) e Pietro Berrino, chirurgo plastico a Genova e presidente eletto della Sicpre (società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica). Li abbiamo intervistati.

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Gli interventi di chirurgia della mammella sono fra quelli più frequentemente richiesti ed eseguiti in chirurgia plastica ed estetica

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Marco Klinger

  “Gli interventi di chirurgia della mammella sono fra quelli più frequentemente richiesti ed eseguiti in chirurgia plastica ed estetica, – spiega Marco Klinger. – Nuove accortezze chirurgiche, nuove caratteristiche dei dispositivi e soprattutto nuovi problemi – a fronte dell’aumento della chirurgia secondaria e delle frequentissime anomalie mammarie – impongono confronti e aggiornamenti continui. Si parla di ‘seno brutto’ se piccolo e non proporzionato, cadente, troppo grande tanto da essere causa di sofferenze che possono condizionare almeno in parte la vita della donna tanto da indurla a richiedere un intervento correttivo. Sono le cosiddette ‘mammelle difficili’, al centro del nostro meeting, che possono essere il risultato di correzioni chirurgiche con risultati infelici oppure essere il frutto di forme non convenzionali, per esempio essere asimmetriche, oppure non proporzionate al torace e ancora conseguenza di toraci scavati, oppure sporgenti. Inoltre assistiamo ad un incremento di mammelle dalla forma stretta, allungata e già cadente anche nelle ragazze giovanissime come forma ‘tuberosa’ e pre tuberosa, stenotica”.

Aumentano i seni a forma "tuberosa" anche tra le giovanissime

Fattori ambientali e stili di vita giocano un ruolo nelle malformaizoni del seno

L’incremento di malformazioni può dipendere da nuovi fattori, ambientali e di stile di vita. Spiega Klinger: “Molte più ragazze hanno il problema della forma del seno non armonica, tuberosa e cadente nonostante l’età. Ci avviciniamo al 40% e penso dipenda dall’ambiente, da elementi inquinanti e dall’alimentazione come il consumo di carne derivante da allevamenti intensivi in cui si fa un grande uso di farmaci, ad esempio”.

Afferma Pietro Berrino: “Assistiamo ad un aumento dei casi di mammelle dalla forma non convenzionale, in particolare il seno tuberoso, e ad un vissuto negativo delle giovani che non si accettano, nonostante i loro genitori si dicano contrari alla richiesta di rifarsi il seno. Nei casi in cui le mammelle si allungano verso il basso e hanno una base stretta è però possibile intervenire oggi senza inserire delle protesi, ci sono tecniche chirurgiche innovative e molto raffinate che ci permettono di ridare una forma meno cadente operando con una incisione attorno all’areola mammaria e che sfrutta il suo stesso volume e lo rimodella, preservando anche la ghiandola che resta del tutto integra. Le giovani potranno poi in seguito, ed in età adulta, decidere se aggiungere le protesi oppure no”.

Esiste il seno bello?

Gli esperti riuniti in Liguria spiegano che il seno bello deve essere proporzionato, armonioso ed in equilibrio con il corpo. Se il “seno perfetto” non esiste, esiste invece il seno che piace ad ogni singola donna. Di conseguenza, le tecniche chirurgiche cambiano a seconda dei casi. “Al meeting direttori delle scuole di specializzazione, professori universitari, primari ospedalieri e liberi professionisti hanno esposto i loro casi, le difficoltà incontrate, gli accorgimenti messi a punto sul campo, rendendo più concreto che mai un approccio ultra personalizzato. Non c’è una paziente, un caso uguale all’altro, – precisa Klinger. – In alcuni casi è necessario aumentare o reintegrare il volume di mammelle piccole, in altri, invece, è necessario ridurre il volume di mammelle troppo grandi; in altri ancora, è necessario rimodellare volumi adeguati, ma mal posizionati. Si parte dalla conoscenza dell’anatomia e delle proporzioni per poter stabilire l’intervento corretto e scegliere di conseguenza la tecnica più opportuna per raggiungere il risultato desiderato. Fondamentale è la comprensione, da parte del chirurgo, delle richieste ed aspettative della paziente e, da parte della donna, non solo delle possibilità ma anche dei limiti dell’intervento proposto”.

 “Ci sono anche casi in cui si può operare in modo sinergico con rimodellamento, uso di protesi e/o del proprio stesso grasso per ridare volume.  Al corso sono stati approfonditi tutti i temi relativi alla chirurgia, per l’aumento e per la riduzione dei volumi, inclusi la prevenzione e la gestione delle complicanze post-chirurgiche sia per i casi di mastoplastica additiva che negli interventi di chirurgia demolitiva e ricostruttiva, – conclude Berrino.

Riproduzione riservata; citazione parti solo con fonte “manisulcuore.it“

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