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Allattare al seno salute e bellezza
Foto da archivio

L’allattamento e i segreti per la bellezza del seno

di Maria Teresa Bradascio

L’allattamento è la prima forma di relazione “fisica” tra mamma e bambino, è la norma biologica dell’essere umano. Ma sono tantissime le domande e i dubbi delle donne a proposito: dal timore di non avere latte al modo di gestire la “nuova” funzione del proprio corpo, fino a come prendersi cura della bellezza del proprio seno anche in quel momento, e dopo. “Allattare al seno fa male?”, “Come sarà il mio seno in futuro?”, “Invecchierà precocemente?” , “Posso rifarmi il seno prima di avere figli o è meglio attendere?” fra i dubbi più comuni.  

Prima di tutto, va sottolineato che i benefici dell’allattamento esclusivo sul corretto sviluppo dei bambini e sulla prevenzione di numerose malattie sono da tempo riconosciuti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Perciò non scoraggiarsi è la prima regola oltre a  seguire alcune strategie per godersi il proprio bebè nutrendolo con amore pensando anche al proprio benessere senza… sensi di colpa.  

Le indicazioni ci sono state date dalla Lega per l’allattamento materno, da senologi e specialisti in chirurgia plastica.  

Argomenti articolo:

Non temere di non avere latte: ecco come fare

Allattare al seno fino a quando? E cosa significa “allattamento esclusivo”?

“Secondo le indicazioni sia dell’Oms sia del Ministero della salute l’allattamento deve essere esclusivo per i primi 6 mesi di vita compiuti”, spiega Carla Scarsi, responsabile delle relazioni esterne della Leche League, Lega per l’allattamento materno. “Questo significa che non devono essere somministrate al bambino altre bevande oltre al latte materno, neanche l’acqua. L’uso di tettarelle artificiali, biberon e ciucci possono infatti interferire con l’allattamento. Dopo i 6 mesi si può continuare ad allattare fino ai 2 anni di età e anche oltre, cioè finché mamma e bambino lo desiderano”.

Bisogna allattare seguendo precisi orari?

“Assolutamente no”, afferma Scarsi. “L’allattamento si chiama allattamento a richiesta, cioè mamma e bambino sono anelli di una catena che funziona solo nel momento in cui al bisogno del piccolo, la mamma risponde. C’è una grande variabilità tra un bambino e un altro, ma l’importante è rispettare le richieste del neonato”.

È meglio aspettare di avere il seno pieno di latte prima di attaccare il bambino?

“No, anzi, in questo modo il messaggio che si invia al proprio corpo è quello di produrre meno latte”, precisa Scarsi. “L’allattamento funziona perché la ghiandola ipofisi risponde al numero di sollecitazioni nelle 24 ore. Più sollecitazioni ci sono, più latte viene prodotto. Esiste, infatti, una proteina che si chiama Fil, fattore di inibizione della lattazione, che si mette in moto quando il latte ristagna nel seno. Quindi, per non far attivare questa proteina, che dice alla nostra ipofisi ‘produci meno latte’, bisogna svuotare continuamente il seno. Aspettare che il seno sia pieno è come dare all’organismo il comando di lavorare meno per produrre latte”.

Quindi quante sono in media le poppate giornaliere?

“È chiaro che le 15-20 poppate al giorno necessarie al corpo della donna per produrre il latte sufficiente per il bambino non sono 15-20 poppate da due ore. Alcuni sono anche dei piccoli sorsi. L’allattamento – sottolinea ancora Scarsi – non è questione di cibo, ma di relazione tra due esseri umani. Il bambino ha dei bisogni che possono essere la fame, la sete, il freddo, il caldo, la paura o per esempio anche solo il bisogno di dormire. E questi bisogni, nella maggior parte dei casi, si possono soddisfare con l’allattamento perché il bambino si sente protetto o sente l’odore della mamma”.

Ci sono situazioni per cui è sconsigliato allattare?

“La cosa fondamentale – dice Scarsi – è che la donna desideri allattare e che non sia un’imposizione. Poi, ovviamente, ci sono dei casi, seppur rari, in cui l’assunzione di determinati farmaci non permette di allattare. In questi casi si fa riferimento a centri esperti, come per esempio il centro antiveleni dell’Ospedale Papa Giovanni XXXIII di Bergamo, per avere informazioni certe e sicure”.

 

La propria salute mentre si allatta
Foto da archivio

La propria salute mentre si allatta

Durante la gravidanza e l’allattamento non bisogna dimenticarsi di continuare a prendersi cura del proprio seno.
Ecco le indicazioni da seguire: 

In questo periodo è possibile eseguire esami diagnostici?

“Assolutamente sì”, sottolinea Irina Grigorieva, senologa specialista in Radiodiagnostica presso l’Unità Operativa di radiologia senologica, Clinica Mangiagalli, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. “Durante la gravidanza e l’allattamento è possibile eseguire una ecografia mammaria di controllo che ha buona sensibilità diagnostica, non usa le radiazioni ionizzanti ed è innocua per la mamma e il bambino. Per le donne di età superiore ai 40 anni sarebbe preferibile rimandare l’esame mammografico, ai fini della prevenzione, dopo il termine dell’allattamento, in quanto la struttura della ghiandola mammaria subisce importanti cambiamenti, rendendo il seno più compatto, più radiopaco alla mammografia, e questo può abbassare la sensibilità dell’indagine. Ma, in caso di riscontro di noduli, la mammografia può essere tranquillamente eseguita anche durante l’allattamento”.

Ci sono delle accortezze da seguire prima di effettuare una mammografia mentre si allatta?

“In allattamento – spiega l’esperta – c’è un cambiamento fisiologico della ghiandola mammaria, per cui l’interpretazione dell’indagine mammografica può risultare difficile. Alle donne che devono essere sottoposte all’indagine viene consigliato di programmare una poppata immediatamente prima dell’esame, in modo che il seno risulti più vuoto e quindi più facilmente valutabile dallo specialista radiologo senologo. Molti ospedali sono attrezzati in questo senso, e anche nel nostro centro c ‘è una stanza dedicata dove le mamme possono tranquillamente allattare i loro bambini in attesa dell’esame. Dopo aver effettuato una ecografia e/o una mammografia è possibile riprendere immediatamente l’allattamento, in quanto non alterano il latte, né lo rendono radioattivo”.

E nel caso in cui ci si accorge di un nodulo durante l’allattamento cosa si fa?

“Il consiglio è prestare costantemente attenzione al proprio seno e ai cambiamenti che non sono sempre riconducibili all’allattamento. In presenza di alcuni sintomi, come per esempio riscontro di un nodulo, secrezione ematica dal capezzolo, ingrossamento dei linfonodi ascellari, è indispensabile rivolgersi a un centro senologico ed effettuare in primo luogo un’ecografia mammaria. Nel caso si dovesse riscontrare un nodulo sospetto, poi bisogna procedere con ulteriori accertamenti, quali il prelievo bioptico micro-istologico e la mammografia per determinare la sua natura”.

È vero che l’allattamento riduce il rischio di tumore al seno?

“Sì, sappiamo con certezza che la gravidanza e l’allattamento prolungato svolgono un ruolo protettivo nelle donne giovani per quanto riguarda il tumore del seno”.

Se si assume una terapia antibiotica, per esempio nel caso di una mastite, si può continuare ad allattare?

“Normalmente la mastite non è un motivo per smettere di allattare, anzi, si raccomanda di allattare spesso offrendo al bambino più frequentemente proprio quel seno. La mastite si riscontra più frequentemente all’inizio dell’allattamento, quando la mamma e il piccolo non hanno ancora sincronizzato il loro ritmo delle poppate e spesso è una conseguenza di un ingorgo mammario. Tale condizione può essere innanzitutto prevenuta cercando di svuotare sempre bene il seno e controllando che il piccolo si attacchi correttamente. Nel caso in cui la mastite evolva in un ascesso mammario sarà necessario ricorrere alla terapia antibiotica. Bisogna valutare attentamente ogni singolo caso per capire se c’è necessità di sospendere l’allattamento”.

La bellezza del proprio seno e l'allattamento
Foto da archivio

La bellezza del proprio seno e l’allattamento:

Alzi la mano chi, iniziando ad allattare il proprio cucciolino, non abbia temuto un po’ che il tessuto del seno potesse invecchiare, perdere tono e così via. E chi ha pensato a rifarsi il seno dopo avere avuto i figli, o prima?  Quanti dubbi.  Ecco cosa accade e come fare. 

Allattare può far invecchiare prima il seno?

“Il turgore della ghiandola mammaria non è sempre collegato all’allattamento. – spiega Carlo Magliocca, presidente eletto della Società Italiana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica. – Ci sono varie cause che possono provocare questo cambiamento, in parte fisiologico. Per esempio: l’età anagrafica, più si è giovani e meglio il seno riprenderà il suo aspetto originale, il vizio del fumo e l’alimentazione. Oppure la conformazione naturale del seno in partenza, cioè prima della gravidanza”. 

“Inoltre condurre uno stile di vita sano aiuta a mantenere elastici i tessuti, idem mantenere un peso corporeo nella norma per tutta la gravidanza, senza eccedere con i chili in più oltre a quelli indicati dai medici durante i nove mesi di attesa. Può accadere che un importante aumento delle dimensioni del seno durante la gravidanza comporti un maggiore rilassamento al livello del sistema di fasce e legamenti che sostiene la mammella al termine dell’allattamento. Dipende, quindi, sempre dalla singola persona, dalla forma del del seno già prima della gravidanza, dallo stile di vita, inclusa l’attività fisica, e dalle caratteristiche dei suoi tessuti”. 

C’è chi pensa a rifare il seno con le protesi mammarie. Nel caso si può allattare senza problemi?

“Assolutamente sì, gli impianti protesici in nessun modo interferiscono con l’allattamento se posizionati sia sul piano retromuscolare sia su quello retrofasciale o retroghiandolare. Quello che interferisce con l’allattamento non è la protesi, ma è l’intervento chirurgico in sé. Abitualmente – precisa Magliocca – quando si inseriscono le protesi si possono utilizzare tre vie di accesso: un accesso trans ascellare, l’incisione sotto-mammaria e l’accesso peri-areolare. Nei primi due casi non si interferisce in alcun modo con la ghiandola mammaria e con i dotti galattofori; diverso invece è l’ultimo caso che è anche il più utilizzato. Utilizzando questa via d’accesso, peri-areolare, i chirurghi generalmente incidono anche una sezione di ghiandola mammaria e proprio questa incisione ghiandolare determina una interruzione di parte dei dotti galattofori. Per cui, in questo caso, la mastoplastica additiva può interferire con l’allattamento”.

Forse è meglio attendere ad operarsi e rimandare a dopo le gravidanze?

“In realtà – afferma Magliocca – se è prevista una gravidanza a breve termine, cioè entro uno o due anni, il consiglio è quello di sottoporsi alla mastoplastica additiva circa 10 mesi dopo la fine dell’allattamento, quindi posticipare l’intervento chirurgico. Questo perché – spiega il medico – durante la gravidanza la mammella subisce delle modifiche fisiologiche, per cui il risultato estetico della mastoplastica additiva può essere inficiato”.

Dopo la mastoplastica additiva è più frequente andare incontro a una mastite in caso di allattamento?

“Anche in questo caso dipende dalla via d’incisione. Per esempio, se c’è stata un’incisione peri-areolare è più facile che, proprio per l’interruzione di parte dei dotti galattofori, durante l’allattamento possa insorgere un ingorgo mammario e questo potrebbe causare un processo infiammatorio, come la mastite”.

E nel caso, invece, di chirurgia conservativa dopo  l’asportazione di un tumore al seno si può allattare?

“In questi tipi di interventi detti quadrantectomie– conclude l’esperto – quasi sempre non c’è nessuna compromissione, o una minima compromissione, dei dotti galattofori e quindi non si hanno problemi con l’allattamento. Ma, è bene sottolineare che la donna dopo questo tipo di intervento deve essere sottoposta a radioterapia, per la bonifica della ghiandola residua, e questo potrebbe in qualche modo interferire con l’allattamento”.

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