“Dopo 11 anni di chirurgia ospedaliera mi dedico all’estetica e in camera operatoria non uso l’IA, mentre la impieghiamo fuori dalla sala per tutto ciò che riguarda il planning e la pre-visualizzazione, per prevedere i risultati ottenibili con determinati impianti” spiega Cervelli. “Questo tipo di impiego migliora la precisione nel determinare ciò che è realizzabile, ma è anche un’arma a doppio taglio: induce le pazienti a focalizzarsi su quel preciso risultato generato dall’IA, che però non si può trasferire al 100% in sala operatoria, perché la realtà non può essere perfettamente identica. Questo può creare confusione e delusioni. Si tratta di un interessante progresso, ma va usato correttamente e senza generare false aspettative.”
L'IA migliora la burocrazia e introduce i robot in sala operatoria
“Stiamo lavorando per migliorare la parte burocratica e amministrativa e in un prossimo futuro vedo una riorganizzazione del lavoro con meno personale su questo fronte. Alcune figure professionali saranno sostituite, soprattutto nella parte amministrativa. I chirurghi plastici invece saranno sempre più assistiti dai robot, perfino in sala operatoria, e in ambito ospedaliero si comincia anche a operare ‘da remoto’, con assistenti presenti fisicamente in camera operatoria” precisa Cervelli.
“Il chirurgo resterà il responsabile. Molti passi vanno ancora fatti sul fronte della sicurezza e della privacy, e mi aspetto la messa a punto di regolamenti europei che garantiscano la protezione di questi dati in cloud.”




