“In sala operatoria, da me, non viene usato il supporto dell’IA. Viene invece già impiegata in generale negli ospedali a livello amministrativo, oltre che in radiologia, dove se ne fa un largo uso” spiega Barbara Cagli. “Devo però dire che in chirurgia plastica, dove si lavora sulla bellezza, l’IA ha dei limiti oggettivi legati alla mancanza di sensibilità nel comprendere le emozioni e le esigenze delle pazienti. Con lo specialista, invece, si parla, ci si confida e si sceglie il tipo di ricostruzione mammaria più indicata: non solo sul fronte tecnico-operatorio, ma anche su quello umano e femminile.”
In futuro più robot di supporto in sala operatoria
“Si dice che in futuro avremo sale operatorie interamente robotizzate; io penso però che la tecnologia debba supportarci, non sostituirci. Ci vogliono dei confini, anche per non perdere il contatto con la realtà e con quella componente umana che l’intelligenza artificiale non possiede” sottolinea Cagli.
L'IA ci supporta già nella vita privata e professionale
Cagli racconta di sperimentare l’IA anche per le incombenze familiari e soprattutto per la preparazione dei congressi in cui interviene come relatrice. “I sistemi di IA mi supportano, ad esempio, nel preparare i miei interventi e le presentazioni. I simulatori di risultati operatori — il cosiddetto ‘prima e dopo’ che mostra i diversi esiti possibili — a me piacciono poco: li considero irreali e preferisco il dialogo diretto con le mie pazienti. Sono inoltre preoccupata dall’assenza di confini chiari e credo sia necessario, con urgenza, definire regole sull’uso dell’IA, che evolve più velocemente di noi.”




