Man mano che l’intelligenza artificiale diventa più capace si estendono i campi d’azione. E’ entrata in alcuni settori della medicina, e non solo scodellando risposte online ai quesiti di chi ha bisogno di risolvere dubbi sulla propria salute (qualche volta sbagliando risposte). L’AI sta rivoluzionando molti ambiti professionali, medicina e chirurgia incluse. Si prospetta un futuro diverso, diagnosi e camere operatorie AI assistite e alcune firgure professionali e posti di lavoro scompariranno, anche nelle cliniche e negli ospedali.
Così dicono molti analisti, mentre altri non sono poi così certi: alcune categorie più vulnerabili potrebbero perdere le loro mansioni — come il personale amministrativo e i web designer — ma potrebbero anche cavalcare il cambiamento, modificare i loro compiti e guadagnare più tempo e più denaro.
Abbiamo voluto indagare come e quanto l’AI sia entrata nel campo della medicina e della chirurgia estetica e quanto lo sarà in un futuro prossimo. Lo abbiamo fatto intervistando gli esperti riuniti in un congresso e riportando le più recenti pubblicazioni in merito. Buona lettura.
Cosa sta succedendo in ambito sanitario?
Il panorama è in continua evoluzione e il personale medico e sanitario sta integrando l’AI a livello diagnostico e in diverse pratiche e livelli di servizio ai pazienti. Cosa succede nella branca della chirurgia plastica ed estetica l’abbiamo chiesto a specialisti di punta, sia nell’ambito della chirurgia ricostruttiva post-tumore che nel campo della chirurgia puramente estetica. Le indicazioni degli esperti non sono univoche, ma ognuno di loro ha contribuito a formare un quadro più chiaro.
Gli esperti intervistati erano riuniti a Roma in occasione del meeting Amber Educational (Aesthetic Meeting on Body Enhancement and Rejuvenation), congresso internazionale dedicato alla medicina e chirurgia estetica appena conclusosi nella capitale. In questo congresso l’intelligenza artificiale fa parte dei “relatori”: Amber è infatti anche l’host virtuale gestita dall’AI che ha coadiuvato i chairman delle sessioni, interagendo e ponendo domande accurate al termine di ogni intervento. Un passo avanti nell’approfondimento scientifico e nella formazione degli specialisti.
Abbiamo coinvolto in questa analisi Daniele Cervelli, chirurgo plastico a Roma; Barbara Cagli, chirurgo plastico della Breast Unit del Campus Biomedico e ricercatrice all’Università degli Studi Link Campus University di Roma; Roy De Vita, primario di chirurgia plastica e ricostruttiva all’Istituto Nazionale dei Tumori di Roma Regina Elena; e Nicola Rocco, chirurgo e senologo.

