Si prevede che il mercato globale degli infermieri robotici raggiungerà oltre 2,7 miliardi di dollari entro il 2031, ma c’è chi dubita che gli assistenti sanitari possano essere sostituiti o ridotti. Ai robot manca un ingrediente che non potrà mai essere aggiunto: l’empatia e la vicinanza ai malati, a chi si rivolge a un ambulatorio alla ricerca di assistenza, risposte e conforto in una situazione di fragilità o disagio.
Lo dimostra una ricerca pubblicata sull’Hastings Center Report, secondo cui il nucleo dell’assistenza infermieristica — la sua responsabilità morale — deve rimanere una responsabilità guidata dall’essere umano.
IA e il valore relazionale
“Sebbene i sistemi di intelligenza artificiale siano ora in grado di simulare l’empatia e generare risposte contestualizzate” spiega Connie Ulrich, docente di etica medica e politica sanitaria presso la Penn Nursing, “l’IA è priva di coscienza, intenzionalità e responsabilità. Agli algoritmi manca la coscienza necessaria per una vera responsabilità morale e manca il valore relazionale. L’assistenza infermieristica è caratterizzata da una ‘presenza terapeutica’ e da uno scambio intuitivo di umanità condivisa che gli algoritmi non possono replicare.”
“I pazienti si rivolgono alle strutture sanitarie per essere ascoltati, visti e valorizzati da professionisti qualificati, non per ricevere cure dalle macchine” affermano gli autori. “Sebbene l’intelligenza artificiale possa simulare la compassione, non può ‘prendersi cura’.”
Fonte: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1002/hast.70030




