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Come l’intelligenza artificiale sta ridisegnando il traffico web nell’informazione scientifica

di Federico Montresor

Cerca “protesi mammarie” oppure “differenza tra mastoplastica additiva e ricostruttiva”. Prima di qualsiasi link, prima di qualsiasi sito, trovi un blocco di testo generato dall’AI che risponde già, direttamente, senza che tu debba andare da nessuna parte. Da maggio 2025, Google ha lanciato in tutto il mondo AI Overview, il sistema di sommari automatici che sintetizzano le risposte nella pagina dei risultati, sopra tutto il resto. L’effetto sul traffico verso i portali di informazione medica è stato immediato e misurabile. E la posta in gioco non è solo economica.

Non clicchi. Non hai motivo di farlo. La risposta è già lì, apparentemente completa, apparentemente affidabile. Questo è il cambiamento più profondo che i portali di informazione scientifica abbiano affrontato negli ultimi anni: non un aggiornamento dell’algoritmo, non una nuova tendenza di ricerca, ma una modifica strutturale al modo in cui le persone accedono alle informazioni mediche.

Uno studio di Seer Interactive condotto tra giugno 2024 e settembre 2025 su oltre 25 milioni di impression ha documentato un crollo del click-through rate organico dall’1,76% allo 0,61% nelle ricerche in cui compare un’AI Overview: meno 61% in poco più di un anno. Per chi fa informazione medica seria come Mani sul Cuore, quel numero è davvero preoccupante.

Il fenomeno non è circoscritto ai grandi mercati anglofoni. Un’indagine del Reuters Institute condotta su 280 leader digitali in 51 Paesi prevede un calo del 43% nel traffico dei siti web nei prossimi tre anni. In Italia, il tema ha trovato voce anche nella testimonianza di Salvatore Aranzulla, fondatore del sito di informatica più letto d’Italia, che ha dichiarato pubblicamente di aver già registrato un calo del 25% del proprio traffico, descrivendo il meccanismo nel modo più diretto possibile: “Per anni è esistito un patto implicito tra Google e chi pubblica testi online. Noi offrivamo contenuti gratuiti e Google portava traffico. Quel meccanismo non regge più.”

Il settore sanitario è tra i più colpiti

Le query mediche sono esattamente il tipo di domanda a cui un modello linguistico risponde bene in apparenza: strutturata, informativa, rassicurante nella forma. Una donna che ha appena ricevuto una diagnosi di tumore al seno e cerca informazioni sulla ricostruzione mammaria, oppure una che vuole capire cosa succede davvero a una protesi dopo anni, entrambe ricevono oggi una risposta generata dall’AI prima ancora di vedere un singolo link.

Il paradosso più fastidioso riguarda i siti che in teoria dovrebbero essere protetti dalla loro stessa autorevolezza. Essere la fonte preferita di un modello linguistico non significa ricevere visite. Significa essere stati consumati. I modelli linguistici sono stati addestrati su quel contenuto medico-scientifico che ora cannibalizzano.

Cosa l'AI non riesce a fare

C’è una cosa che un’AI Overview non riesce a restituire. È il contesto. Una donna che si informa sulla ricostruzione mammaria dopo una mastectomia non sta solo cercando una definizione. Sta cercando di capire cosa significa davvero tornare a guardarsi allo specchio. Cosa aspettarsi dalla convalescenza nella sua vita concreta, non in quella di un caso clinico generico.

Quel mix fatto di sfumature, di esperienza diretta, di domande che solo chi ha parlato con centinaia di pazienti sa anticipare non si comprime in un paragrafo da sommario automatico. Un giornalista scientifico che intervista un chirurgo specializzato non produce solo un contenuto verificato: produce un punto di vista che nessun modello può generare autonomamente, perché nasce dall’incontro tra due competenze umane reali, non dall’interpolazione statistica di ciò che è già stato scritto.

L'autorevolezza come vantaggio competitivo

I dati mostrano che i siti citati all’interno delle AI Overview ottengono un click-through rate organico superiore del 35% rispetto ai siti non citati nelle stesse query. Non è una compensazione totale. Ma è la conferma che l’autorevolezza certificata — quella costruita con anni di contenuti revisionati da medici specializzati — viene riconosciuta anche dai sistemi che, in apparenza, dovrebbero renderla superflua.

Chi sceglie di continuare a fare divulgazione medica seria — con firme verificabili, fonti dichiarate, specialisti che mettono il proprio nome accanto a ogni informazione — non sta resistendo al cambiamento. Sta scommettendo su qualcosa di semplice: che una donna, dopo aver letto la risposta dell’AI, voglia comunque sapere chi c’è dietro a quella risposta. E che quando lo scopre, torni.

Fonti: https://upgrowth.in/google-ai-overviews-healthcare-traffic-data/

https://www.dataslayer.ai/blog/google-ai-overviews-the-end-of-traditional-ctr-and-how-to-adapt-in-2025 

https://www.tpi.it/tecnologia/traffico-siti-web-diminuzione-intelligenza-artificiale-202602041220424/ 

Abbiamo voluto approfondire il tema nel seguente articolo:

Le opportunità dell'intelligenza artificiale in medicina e in camera operatoria Analisi e opinioni a confronto dei chirurghi plastici ed estetici

Riproduzione riservata; citazione parti solo con fonte “manisulcuore.it“

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